Sessuologia

ORIGINI DELLA SESSUOLOGIA E DELLA SESSUOLOGIA CLINICA

(Marinella Cozzolino)

CENNI DI STORIA DELLA SESSUOLOGIA

L’attenzione dell’uomo alle problematiche sessuologiche è presente fin dai primordi della storia. La magia, la stregoneria e la medicina si sono sempre confrontate  con  il problema  della  fertilità,  della contraccezione, dell’aborto e della potenza sessuale. Ben poco sappiamo sull’organizzazione delle conoscenze prima dell’invenzione della scrittura.

Solo dal 3000 a. C. è possibile seguire il filo conduttore che lega le conoscenze, le civiltà dell’Antico  Medio Oriente (Sumeri, Assiri) attraverso gli Ebrei e gli Egizi, ai Greci e ai Romani e quindi alla civiltà occidentale. A Babilonia la sessualità era regolata dalla religione; gli dei  indicavano  le  norme  da  seguire  attraverso l’interpretazione della volontà divina.

La medicina babilonese, che affrontava anche problemi sessuali  era  improntata   su  un  assunto   teologico fondamentale:  ogni male fisico o psichico era causato dal peccato e cioè dalla offesa al valore divino ed era provocato  da  potenze  malefiche,  da  stregoni e fattucchiere.

Ciò non  impedì  ai medici  babilonesi  di ottenere notevoli risultati  nello sviluppo  dell’osservazione e della   pratica    clinica   pervenendo    ad   una razionalizzazione  degli elementi  religiosi così che i demoni divennero simboli delle cause delle malattie. Anche  in Egitto la sfera  della  sessualità  era  di   competenza della religione che prescriveva norme di condotta soprattutto per le classi più elevate.

Il papiro di Kahen (1850 a.C.), il più antico testo di medicina occidentale, indica una serie di norme per la diagnosi  e la terapia  dei  disturbi  ginecologici, di malattie  veneree  e dell’impotenza,  oltre  a vere proprie tecniche e ricette contraccettive come l’uso di sterco  di  coccodrillo  da  inserire  in  vagina  come tampone, per evitare gravidanze indesiderate. Analogamente, i cammellieri del Sahara introducevano un sasso nell’utero delle cammelle per evitare  che restassero gravide,  rallentando la  marcia  della carovana durante le lunghe traversate desertiche. Tali pratiche rivelano come gli Egiziani fossero già a conoscenza  dell’apporto  del  liquido  seminale  alla funzione riproduttiva.

Il papiro  di Ebers (1550  a. C. circa) suggerisce  di spalmare  un tampone  di garza con un composto di punte di acacia e miele e di utilizzarlo per chiudere l’accesso all’utero.

E’ da notare a tal proposito che le punte di acacia hanno un effettivo potere   spermicida   poiché producono acido lattico. La medicina restava comunque appannaggio sacerdotale sia attraverso rimedi empirici sia attraverso  rituali esorcistici, dal momento che la malattia era comunque causata dagli dei. Secondo il rito  dell’ “incubatio”,  infatti,  il  dio  (Amenolfi o Imenotep, dio guaritore) attraverso la propria voce o apparendo in sogno prescriveva la terapia da seguire al malato che dormiva nel recinto sacro di un tempio.  Sono documentati interventi di questo tipo in casi di impotenza e di sterilità.

In Grecia le problematiche legate alla sessualità si svilupparono parallelamente  al progresso culturale e civile.

Non vi erano potenze divine che rivelavano codici di leggi che regolavano i comportamenti sessuali.

La riflessione sul comportamento  sessuale fu per i Greci un’occasione   per   elaborare un’estetica dell’esistenza fondata sulla ricerca di un ideale di vita “a misura d’uomo” piuttosto che su norme morali o divieti imposti dalla religione.

I Greci hanno affrontato i temi della sessualità a livello individuale paragonando la problematica relativa alla sessualità a quella riguardante il cibo e il bere.

I rapporti sessuali con donne o ragazzi (pederastia), il vino e il cibo sono solo elementi diversi della stessa questione; tutti questi elementi mettono in luce delle forze naturali: le forze del piacere.

Questo tipo di riflessione  nasceva dall’esperienza  di identificare  le condizioni  e i modi migliori  in cui realizzare l’attività sessuale.

Quest’ultima non era considerata di per sé cattiva o nociva ma la sua pratica  doveva  essere  moderata poiché molti organi potevano risentire negativamente degli eccessi.

Vennero così identificate diverse malattie e disturbi provocati dall’attività sessuale.

Alla base di questa concezione vi era l’idea che l’atto sessuale   strappasse    al   corpo   una   sostanza preziosissima; l’uomo e la donna perderebbero durante l’orgasmo elementi di importanza vitale, l’eiaculato (anche per la donna si supponeva  una eiaculazione). Questa tesi fu sostenuta anche da Aristotele (384 a. C.) invece Epicuro (384 a.. C.) restava contrario ai rapporti sessuali. I Greci, paradossalmente, praticavano rapporti sessuali liberi (rapporti omosessuali o extraconiugali) mentre  la loro  religione  era  aliena  alla  morale sessuofobica, e sessuorepressiva, e i loro filosofi e i loro medici  gettavano  le basi  di  quel  discorso  sulla necessità  di  contenere  l’attività  sessuale  che  poi costituirà la base “scientifica” su cui si appoggerà dal ‘700 in poi la morale sessuofobica del Cristianesimo.

Nei secoli successivi  da un lato il pensiero  greco- romano  identificava   nel  rapporto   coniugale  un rapporto  privilegiato  rispetto  ad altri, dall’altro  le scuole  classiche  di  medicina   (fra  tutti  Galeno) vantavano gli effetti positivi dell’astinenza sessuale.

Sorano di Efeso (98 a. C.) di cui resta l’unico trattato di ginecologia dell’antichità, affermava che ogni emissione di seme maschile nuoceva alla salute e che comunque i rapporti sessuali erano di per sé nocivi.

Come le polis greche anche le res pubbliche romane non avevano  norme giuridiche che riguardassero  la sfera sessuale. Lo stato romano cominciò ad occuparsi dei  “comportamenti  privati”  dei cittadini dopo il I secolo. Durante il principato di Augusto (63 a. C. - 14 d. C.) furono emanate leggi che definivano come “coitus illicitus”l’accoppiamento  con una donna libera non sposata e lo qualificavano come reato di “stuprum”.

Nei secoli successivi,  nell’Urbe,  l’atteggiamento nei confronti  della sessualità  cambiò notevolmente; si afferma  infatti che la decadenza dell’Impero Romano sia legata  soprattutto  alle sue  concezioni  sessuali ritenute estremamente  libere, e solo il Cristianesimo con una vigorosa repressione in campo sessuale abbia riportato l’ordine.

Nel III sec. il Cristianesimo rese i principi concernenti la sessualità nuovamente di dominio religioso. Durante tutto il Medioevo il mondo cristiano fu infatti, pervaso  da una sorta di dominio  sessuofobico: S. Girolamo  disprezzava  il matrimonio,  Sant’ Agostino considerava  il sesso  come la principale  fonte di peccato.

Durante  questo  periodo  negli  stati  dell’occidente cristiano si susseguirono legislazioni sempre più severe nei confronti dei comportamenti sessuali.

I  malefici,  le  streghe,   i  demoni,  erano  legati esclusivamente alle questioni sessuali.

Calvino, nei paesi che vissero la Riforma protestante, affidò alla polizia il compito di soffocare ogni evasione dal  regime  da  lui  preteso.  E’ solo durante il Rinascimento che si avrà, alla luce delle nuove scoperte scientifiche, un nuovo e più profondo interesse per la sessualità.

NASCITA DELLA SESSUOLOGIA CLINICA MODERNA

Durante il periodo rinascimentale rifiorisce l’interesse della ricerca scientifica per la sessualità.

G. Falloppio nella prima metà del cinquecento inventò i profilattici  proponendoli  però solo come protezione contro la sifilide.

Nel 1672, dopo l’invenzione del microscopio, l’olandese R. De Graaf scoprì l’ovuloequalche anno più tardi, nel 1675 A. Von Leeuwenhok individuò gli spermatozoi ma ci vorrà ancora mezzo secolo prima che Lazzaro Spallanzani dimostri sperimentalmente la fecondazione.

A partire dalla nascita della medicina come scienza empirica,  si assiste ad una nuova laicizzazione del discorso sessuale anche se il periodo di repressione resta tutt’altro che superato.

Conformismo e libertà variano, in questi anni, secondo le classi; l’autentica  rivoluzione  sessuale  riguarda esclusivamente  la minoranza  degli  immigrati  che alimentano il mercato della prostituzione.

Tra il ‘700 e l’800 i progressi di industrializzazione e lo squilibrio sociale dell’Europa più avanzata non portano ancora nulla di nuovo alla concezione del rapporto tra i  sessi. La cultura erotica borghese, erede del modello aristocratico, esprime la stessa profonda inibizione che già  caratterizzava   l’antico   regime.   E’ opinione largamente diffusa, infatti, quella di porre il XIX secolo all’apice di un disegno repressivo in tema di sessualità.

Il puritanesimo vittoriano, logico corollario dell’ideologia borghese,     diviene     portavoce dell’ascetismo  cristiano e impone,  tramite  il diritto canonico, la pastorale  cristiana e la legge civile,  un triplice decreto di divieto, di mutismo alla sessualità poiché il sesso sarebbe  stato  incompatibile  con la generale costrizione al lavoro.

In questo contesto Freud e il movimento psicoanalitico sembrano rappresentare la rottura nei confronti della repressione, rottura che non è relativa al solo campo scientifico ma che si espande  fino a coprire  i vari campi del sapere  coinvolgendo  istituzioni,  ideologie politiche e coscienze individuali.

Secondo Foucault l’ipotesi repressiva  permette a chi l’avanza  di far  divenire  la sessualità  qualcosa di immediatamente trasgressivo,  di  contrapposto al potere- sapere  inteso  come  volontà  di  censura e occultamento. Seguendo Foucault, a partire dal XVIII sec. il sesso non avrebbe mai smesso di provocare una specie di “erotismo discorsivo generalizzato”. Nessun’altra civiltà ha forse mai accumulato, in tempi così brevi, una tale quantità  di discorsi  sul sesso permettendo  e realizzando una produzione stessa di sessualità. Questa, lungi   dall’essere un dato esclusivamente naturale, da svelare nelle sue oscurità, rappresenta  un prodotto, una costruzione  storica e umana. Una costruzione ancora intrisa di ignoranza, di false credenze, di ipocrisie e conformismi. Tuttavia, se è vero che nella società borghese il codice di condotta fu il conformismo, è anche vero che proprio  in  quegli  anni  si  compivano,  a  livello scientifico, grandi passi.

Nel 1877 lo svizzero Fol compì la prima fecondazione artificiale (solo con una stella marina), mentre un suo contemporaneo   e  conterraneo   Haller  tentava  di confutare la teoria scientifica dominante secondo cui il testicolo destro contribuisce alla nascita di figli maschi e quello sinistro a quella di figlie femmine.

La sessuologia scientifica emerge dunque lentamente dall’ignoranza: l’ignoranza non annulla le altre forme di pensiero sessuologico  precedente  e contemporaneo, filosofico, giuridico,  sociale, artistico,  ma  spesso  si scontra con esso, lo influenza, lo integra, lo modifica.

Malgrado ciò è proprio a partire da questo periodo che, grazie a nomi illustri, il pensiero sessuologico si libera dalle concezioni filosofiche e religiose, distanziandosi dagli approcci puramente  medici per avvicinarsi alla nascente psicologia.

Kraft-Ebing nell’opera  Psicopathia sexualis del  1886 integrerà  per primo  nella scienza medica  lo studio dell’anormale   sessuale   psichico   come  disciplina separata;  Forel  (1905)  dà  apporti  sociologici ed educativi; Bloch (1907) conia il termine  “sessuologia”  integrando la sessuologia in discipline non mediche, in particolare l’etnologia e l’antropologia.

Ellis (1906)  inizia le sue lotte contro le concezioni sessuofobiche vittoriane, per lo sviluppo dell’educazione  sessuale e la tolleranza dei devianti, Freud  scopre l’importanza  della  sessualità  infantile nell’etiologia delle nevrosi e delle perversioni e come componente naturale dello sviluppo psicofisico dell’essere umano.

Il resto è storia recente.

Il nazismo e la guerra soffocheranno il fiorire di studi e riflessioni sulla sessualità.

Nei primi anni del dopoguerra la sessuologia riesce ad ottenere uno statuto autonomo ma il nuovo fervore di studi  non  avrà  più  base  in  Europa,  distrutta  e dissanguata   dalla  guerra,  ma  nella  giovane  e pragmatica società americana. Negli ultimi 30 anni si hanno  infatti  progressi  significativi  sia  in  campo medico, con gli studi di Masters e Johnson del 1966 sulla fisiologia  della  risposta  sessuale  maschile  e femminile, sia in ambito andrologico e sociologico, con le inchieste di Kinsey del 1953, sia in campo clinico, con lo sviluppo della sessuologia clinica e delle nuove terapie sessuali.

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