Sessuologia

I DISTURBI DEL DESIDERIO

Marinella Cozzolino)

I disturbi del desiderio si classificano in base alle tre fasi della Kaplan (1979): desiderio, eccitazione e orgasmo. Per la definizione di questa disfunzione si sono avuti e si hanno molti problemi. La Kaplan individua dei punti comuni a tutte le disfunzioni che vanno individuati subito:

1) se è una disfunzione primaria o secondaria

2) se è situazionale o generalizzata

I disturbi del desiderio stanno aumentando molto negli ultimi anni, sia in senso di ipodesiderio che di iperdesiderio. Questo è stato rilevato sia da alcune ricerche di tipo sociologico sia dalla pratica clinica dei sessuologi. Questo fenomeno è molto amplificato dai mass- media che tendono a dare una spiegazione strettamente collegata al cambiamento dei costumi. Il primo a parlare di calo del desiderio fu un certo LIEF nel 1977.

Il problema fu poi ripreso nel 1979 dalla Kaplan. L’ultima definizione è quella del DSM IV che distingue il disturbo del desiderio dall’avversione sessuale. Secondo alcuni autori americani il 65% del campione clinico presenta una diagnosi primaria di disturbo del desiderio. Il 30% di questi uomini considera il sesso come un dovere; questi uomini sono sia omosessuali che eterosessuali. Negli ultimi 20 anni ed in particolare nell’ultimo decennio, l’incidenza di richieste d’aiuto per i disturbi legati al desiderio sessuale ipoattivo si sono incrementate in maniera significativa (Lief, 1977; Schover, Lopiccolo, 1982; Lief, 1985; Leiblum, Rosen, 1989; Segraves, Taylor, 1991; Donahey, Carrol, 1993; Knopf, Seiler, 1993). Una ricerca realizzata presso il Centro di Terapia Sessuale di LoPiccolo e Friedman (1988)  ha evidenziato che, negli anni ‘74-‘76 il 32%delle coppie presentava uno scarso desiderio sessuale, nel biennio ‘77-‘78 tale percentuale raggiungeva il 46%, sino ad arrivare al 55% negli anni ‘81-‘82. Leiblum e Rosen (1989) parlano di una percentuale di coppie con disturbi del desiderio pari al 50-55% delle richieste di intervento. Anche studi su scala nazionale confermano una tendenza analoga; l’ultimo referto ASPER sottolinea che più di un terzo della popolazione italiana ha sperimentato negli ultimi anni un calo del desiderio sessuale, sia in forma generalizzata che situazionale, durato, prevalentemente dai quattro ai dodici mesi (Cafaro,1993). Nella popolazione maschile la richiesta di intervento per mancanza di desiderio,negli ultimi dieci anni ha quasi triplicato i suoi valori dal 12% al 31% (Rifelli, 1996).

Se intorno alla metà degli anni ‘70 circa il 70% delle richieste d’aiuto interessava la popolazione femminile, le indagini svolte negli anni ‘80 mostrano che il 59% dei casi di basso desiderio sessuale riguarda un paziente maschio (AIED 1985).

I risultati di un’indagine svolta presso l’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica mostrano che la richiesta di intervento per disturbi del desiderio coinvolge il  78% dei soggetti che si rivolge al centro per un disturbo di tipo sessuologico. Il 60% di questi soggetti sono uomini. L’età media è per gli uomini di 32 anni per le donne di 30. A livello percentuale, quindi, gli uomini con disturbi del desiderio stanno aumentando rispetto alle donne. Questo aumento generale può essere interpretato in vari modi:

-       modificazione dei ruoli dell’uomo e della donna (a farne le spese sono gli uomini);

-       liberalizzazione in tema di sessualità;

-       la società richiede nuovi comportamenti sia agli uomini che alle donne;

-       gli uomini si sentono spaventati;

-       la preoccupazione di donare piacere alla propria donna. Prima l’uomo non aveva termini di paragone perché la donna aveva un solo partner sessuale, ora non ci sono donne che hanno un solo partner. Per cui ci sono termini di paragone.

Sedler (autore inglese) si rifà all’etica Kantiana che secondo lui è simile alla nostra e dice che da un punto di vista culturale gli uomini sono portati a legare la morale alla mascolinità rigida, morale inoltre è qualcosa di razionale, completamente scissa dalle emozioni. Ecco perché gli uomini vedono e vivono il sesso come razionale e senza emozioni. Secondo la Badinter ogni disfunzione sessuale va vista come un disturbo dell’identità di genere. I cognitivisti negano l’influenza dell’ambiente sociale. Abrahm ritiene che ci sono più disturbi del desiderio proprio perché si parla troppo di sesso che ha perso la sua caratteristica principale che è il mistero. Bataille ne “L’Erotismo” dice che il desiderio così come l’erotismo ha un carattere di discontinuità: ha bisogno di morire per poi rinascere. Nel nostro periodo quindi con tutti i messaggi e le possibilità che abbiamo è come se il desiderio non avesse possibilità di morire per cui non rinasce, si limita od affievolirsi del tutto.

ASPETTO CLINICO DEI DISTURBI DEL DESIDERIO

La Kaplan li distingue in due categorie:

ISD   -   inibizione del desiderio sessuale (di tipo psicologico)

HSD - desiderio sessuale ipoattivo (quando non sono state ancora verificate le cause del basso livello d libido).

Consideriamo però solo la prima; la Kaplan parla di inibizione del desiderio, questo vuol dire che il desiderio c’è e viene inibito. Il desiderio a livello fisiologico è legato ai neuroni, all’amigdala, al cervello. L’eccitazione e l’orgasmo sono più periferiche e legate agli organi genitali . La Kaplan parla di una analogia fra l’ISD e l’anoressia mentale. L’analogia consiste nella inibizione di un impulso biologico attraverso meccanismi inconsci. Masters & Johnson avevano proposto come categoria diagnostica come termine, l’evitamento sessuale, ma la Kaplan lo sconsiglia come termine perché è legato più ad un comportamento di tipo fobico.

LA DIAGNOSI

Secondo la Kaplan la diagnosi va fatta confrontando la vita sessuale del paziente con quella che può essere in maniera anche un pò grossolana la “normalità” nella frequenza dei rapporti sessuali. Questo ovviamente ha molto poco di scientifico perché in realtà la scienza è ancora alle prime conoscenze in questo tipo di patologia. Un elemento sostanziale è dato da eventuali cambiamenti della libido nella storia sessuale del paziente. In genere l’uomo ha un aumento del desiderio sessuale verso i 17 anni, poi il DS declina con l’età. Se il paziente non ricorda un aumento del desiderio nella adolescenza allora questo può essere già un sintomo. Se negli uomini giovani, c’è una diminuzione del desiderio vuol dire che sono intervenuti fattori molto gravi se l’inibizione o la diminuzione si ha in uomini meno giovani., allora i problemi sono meno gravi. L’HSD primario, il desiderio sessuale ipoattivo primario, di solito è di tipo costituzionale (per malattia, malattia mentale, schizofrenia, depressione o conflitti nevrotici ma molto gravi) il secondario è dovuto a problemi fisici o a problemi psicologici meno gravi, come un lutto, un litigio, un risentimento, a volte anche la nascita di un figlio o l’ansia. Questo tipo di disfunzione può essere anche situazionale; ad es. nei casi d’ansia ad esempio un partner può avere un aumento del desiderio in situazioni in cui non vede il partner come pericoloso. Inoltre la Kaplan dice che ci sono casi “normali” di mancanza del desiderio sessuale:

- paure

- squilibrio del rapporto di coppia

- periodi di sana astinenza (finché non si incontra un partner che si ritiene giusto)

- chi non prova desiderio per una scelta di vita.

EZIOLOGIA

Cause fisiologiche organiche dell’HSD del desiderio sessuale ipoattivo per cui la Kaplan sconsiglia la terapia sessuale:

- calo degli ormoni androgeni

- depressione

- gravi malattie fisiche.

Cause psicologiche dell’ISD:

ci sono cause immediate come il TURN-OFF=  Corto Circuito che è dato da difese inconsce che bloccano il desiderio. Cioè il paziente continua a considerarsi vittima, malato, ma è lui che mette in atto queste difese inconsce al rapporto sessuale creando un corto circuito. Cioè se io in realtà per un motivo un po’ più profondo non voglio avere un rapporto con mio marito mi inventerò che puzza, inizierò a pensare che però non si è lavato i denti e queste cose per me non saranno la giustificazione al fatto che non ha desiderio. In realtà penserò solo di essere malata. Invece il desiderio si è bloccato perché ho pensato a quelle cose. Alla base in genere c’è sempre la rabbia verso il partner o comunque un problema situazionale. La Kaplan dice che il miglior afrodisiaco è l’amore. Da sottolineare che il Turn- off accade al momento del rapporto.

Le cause remote vanno distinte per l’intensità del conflitto:

Conflitti di livello blando  l’ansia da prestazione, la previsione di non trarre piacere, i sensi di colpa.

In questi casi la Kaplan vede molto bene la terapia sessuale.

-   Conflitti a livello medio: paura inconscia di aver successo sessuale o di provare piacere, problemi di relazione di coppia, conflitti legati a situazioni infantili, ma molto superficiali. Anche per questi casi viene proposta una terapia sessuale ma modificata e più prolungata.

-  Conflitti profondi : complesso edipico non superato, paura di castrazione, il desiderio che è verso il genitore viene represso per la paura della castrazione. Il narcisismo, sviluppo anormale nei primi stadi emozionali porta all’incapacità di amare ed eventualmente di provare desideri. Si hanno problemi anche quando il bambino viene troppo represso sui discorsi sessuali, arriverà a considerarli tanto negativi da non desiderarli.

LA TERAPIA

Per i conflitti profondi propone una terapia profonda non sessuale, mentre per i primi due una terapia sessuale.

Lo scopo della terapia è di eliminare l’inibizione degli impulsi erotici. E’una terapia integrata che va dalle normali mansioni sessuali, ad una psicoterapia. Le propone una focalizzazione sensoriale, è il coito inesigente. La terapia mira a svelare, rielaborare le difese inconsce.

Il       trattamento deve essere:

-       FLESSIBILE : deve adattarsi alle esigenze individuali; per es. a volte lei suggerisce anche l’auto stimolazione, perché a volte senza il partner (specie se alla base ci sono problemi relazionali) il piacere si può trovare più facilmente.

-       ATTIVO : la posizione del terapeuta deve essere molto direttiva. Non permettere nessuna manipolazione da parte del paziente.

-         APPOGGIO : il terapeuta deve essere rassicurante nei confronti del paziente ed aiutarlo a riequilibrare gli scompensi emotivi che verranno fuori con la terapia.

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