Sessuologia

DISFUNZIONI SESSUALI

(Marinella Cozzolino)

NOSOGRAFIA DEI DISTURBI SESSUALI

Lo studio del comportamento sessuale umano normale e patologico non costituisce il settore di una singola scienza ma sconfina dalla fisiologia alla psicologia, dalla antropologia alla sessuologia, dall’etica alla psichiatria.

Nell’uomo, a differenza degli animali, tale comportamento è influenzato sia dall’attività mentale superiore, sia dalle caratteristiche  socioculturali  e  dalle  norme  sociali dell’ambiente in cui il soggetto vive e si sviluppa.

Nel corso degli anni, i diversi comportamenti sessuali, sono stati variamente differenziati e inquadrati. La prima di queste  distinzioni  fu quella  operata tra  devianze  e perversioni da un lato e disfunzioni dall’altro,intendendo per le prime, la varietà della pulsione sessuale e la  sua estrinsecazione rispetto alla norma, per le seconde, i disturbi nel ciclo della risposta orgasmica. Gli studi fisiologici più dettagliati di Masters & Johnson hanno permesso ulteriori modalità di lettura della disfunzione sessuale attraverso i modelli che nel tempo si sono succeduti: quello monofasico, quello bifasico e quello trifasico.

Il primo considera la risposta sessuale nelle sua totalità come unica entità psicologica per cui unica sarà la disfunzione sessuale, in qualsiasi modo essa si manifesti.

Il secondo modello scinde la risposta sessuale in due fasi: eccitazione ed orgasmo, con una conseguente distinzione delle disfunzioni in; impotenza- frigidità (eccitazione) e disfunzioni orgasmiche- disturbi  dell’ eiaculazione (orgasmo).

Successivamente,la Kaplan aggiungerà a questo modello una terza fase, la fase del desiderio in cui inserisce appunto tutti i disturbi legati al desiderio. La quarta fase, quella relativa alla risoluzione, di cui parlavano Masters & Johnson non è significativa dal punto di vista delle disfunzioni che qualora siano presenti in questa fase, possono essere attribuite solo a problemi di tipo organico.

Tra le classificazioni nosografiche del passato può essere ricordata la classificazione sintomatologica quantitativa proposta da Santori che parlava di “disfunzioni per eccesso” e “disfunzioni per difetto”. La classificazione nosografica attualmente più seguita e quella proposta dal DSM IV, manuale  diagnostico  e  statistico  della  Associazione Psichiatrica Americana. I problemi legati alla sessualità umana vengono classificati dal DSM IV come DISTURBI PSICOSESSUALI.

Sono suddivisi in:

  • PARAFILIE:

Esibizionismo, feticismo, travestitismo, zoofilia, pedofilia, voyeurismo, masochismo e sadismo sessuale, parafilia atipica,coprofilia, frotteurismo, necrofilia.

  • DISFUNZIONI PSICO5ESSUALI:

- disturbi del desiderio sessuale;

-  disturbi dell’eccitamento sessuale;

-  disturbi dell’orgasmo;

-   disturbo da dolore sessuale;

-   disfunzioni sessuali non altrimenti specificate (NAS).

  • ALTRI DI5TURBI SESSUALI:

-  disturbi sessuali non altrimenti specificati.

LE DISFUNZIONI PSICOSESSUALI

 

IlDSM IV inserisce le disfunzioni psicosessuali nella più ampia  categoria dei  disturbi  sessuali.  Le  disfunzioni rappresentano disturbi che si verificano in una o più fasi della risposta sessuale. Un particolare disturbo può essere primario o secondario, selettivo o generalizzato, totale o parziale a seconda di come, quando, da quanto tempo e con chi si presenta. Il DSM IV, inoltre, non stabilisce se il partner debba essere del sesso opposto o dello stesso sesso, segno della crescente liberalizzazione dell’atteggiamento della psichiatria verso l’omosessualità.

  • Disturbidel desiderio sessuale

Questa disfunzione non compariva nel DSM III.

La sua presenza nel DSM III R riconosce il fatto che molte persone siano “disturbate” da ciò che esse stesse definiscono “scarso interesse ad iniziare un rapporto sessuale”. Oggi si parla di “debole impulso sessuale”. Questo disturbo può essere ricorrente o persistente e può spaziare dal Disturbo del Desiderio Ipoattivo, in cui sono carenti (o del tutto assenti) fantasie e desiderio sessuale, al disturbo da Avversione in cui vengono rigorosamente evitati tutti i contatti sessuali genitali con un partner. Per comprendere questo tipo di disturbo, occorre definire i  concetti di “desiderio” e “bisogno”. Il desiderio è un sentimento di ricerca ed attesa del conseguimento o della attuazione di quanto è confacente ai propri gusti. Il bisogno è dato dalla mancanza di un qualcosa di indispensabile o necessario: esso nasce da uno stato di tensione interna (desiderio) tesa al suo soddisfacimento. A questi due concetti va legato quello di domanda. Il bisogno mira ad un oggetto specifico e si soddisfa con esso; la domanda viene formulata e si rivolge ad altri; se riguarda un oggetto questo non è essenziale per essa. Il desiderio nasce dallo scarto tra bisogno e domanda; col desiderio non si riduce il bisogno né esso stesso è riconducibile alla domanda.

Il disturbo non deriva da una assenza del desiderio inconscio ma da un rifiuto della sessualità nella sua forma “attuale”. Questo rifiuto non va però esclusivamente considerato come tale, ma va inserito nel contesto della vita psichica del soggetto e delle sue alterazioni.

Per questi motivi, tra le disfunzioni questa è la più difficileda diagnosticare. E’ molto complesso infatti, “stabilire” con  quale  frequenza, una  persona dovrebbe “nella  norma”, desiderare un rapporto sessuale, o semplicemente un contatto di tipo sessuale. Inizialmente si riteneva (solo per problemi etici e sociali) che lo “scarso interesse” per la sessualità fosse un problema prevalentemente femminile. I   dati    attuali,

invece, ne evidenziano la presenza anche negli uomini e sottolineano che la diagnosi di inibizione del desiderio sessuale è una delle più frequenti. Poco si sa, tuttavia, sulle cause di questo disturbo: un dato certo è che certi farmaci come narcotici o sedativi, attutiscono il desiderio sessuale. Possono essere presenti, inoltre, problemi di tipo organico:

patologie ipotalamo- ipofisarie, malattie  gonadiche, malattie sistemiche, diabete o disfunzioni sessuali del partner che attutiscono il desiderio. Per quanto riguarda la diagnosi, il DSM IV pone in evidenza i seguenti criteri:

  • Persistenza e diffusa inibizione del desiderio sessuale;

  • Il disturbo non è causato esclusivamente da fattori organici e non è collegato ad altri disturbi dell’ASSE I.

A questo proposito, ricordiamo che sull’ASSE I del DSM IV sono definite le sindromi psichiatriche. Spesso l’inibizione del desiderio sessuale deve essere interpretata come sintomo di una sindrome psichiatrica più complessa. Nelle donne, spesso il sintomo si inserisce in un quadro più complesso di manifestazioni psicosomatiche,  ipocondriache,   fobiche, ossessive ed isteriche.

b) Disturbi dell’eccitamento sessuale

Il DSM III parlava di “impotenza”nel maschio e “frigidità” nella donna. Per il DSM IV il problema della inibizione nella fase di eccitamento sessuale è caratterizzato da:

  • Parziale o completa incapacità di raggiungere o mantenere l’erezione fino al completamento dell’atto sessuale.

  • Parziale o completa incapacità di raggiungere o mantenere la reazione di lubrificazione e turgore connessa nella donna all’atto sessuale. La diagnosi di inibizione dell’eccitamento sessuale è appropriata solo se segue i seguenti criteri;

  • Ricorrente o persistente  inibizione dell’eccitamento sessuale con impossibilità parziale o totale di raggiungere la risposta fisiologica adeguata.

  • Attività sessuale valida come obiettivo, intensità e durata.

  • Inesistenza di ulteriori patologie.

Tale disturbo è considerato:

  • Primario: se è presente sin dall’inizio dell’attività sessuale.

  • Secondario: se insorge dopo un periodo di normale attività.

  • Selettivo: quando la comparsa è condizionata dall’esistenza di specifiche situazioni e/o partner.

C) Disturbo maschile dell’erezione

L’erezione è un fenomeno vascolare che dipende da fattori sensitivi,metabolici,endocrini, psicogeni e neurologici.

Un deficit in uno qualsiasi o più di questi fattori può indurre una disfunzione erettile.

Abraham e Cociglio per disfunzione erettile intendono, “qualsiasi stato soggettivo in cui pur essendo vivo e presente il desiderio sessuale, non si verifichi l’erezione completa in una situazione oggettiva in cui  normalmente dovrebbe verificarsi. Il DSM IV,parla di inibizione dell’eccitamento sessuale  come dell’impossibilità  parziale o  totale  a raggiungere la tumescenza peniena necessaria, per entità e durata alla penetrazione vaginale. Si parla di impotenza erettile quando questa incapacità compare in una percentuale superiore al 25%. Data la complessità del fenomeno è importante fare alcune distinzioni:

  • Disfunzione erettile su base organica e/o su base funzionale;

  • Disfunzioni primarie e secondarie: queste vengono definite in  base  al  tempo  di  comparsa  nella  vita  sessuale dell’individuo;

  • Disfunzioni costanti e sistematiche, da collegarsi alla presenza di una patologia ben definita;

  • Disfunzioni elettive e/o occasionali: rivolte ad una specifica partner o situazione; disfunzioni totali o parziali.

La disfunzione erettile su base psichica si fonda su terreni psicopatologici molto diversificati.

In corso di patologia depressiva, ad esempio,l’impotenza erettile è presente nella maggior parte dei casi. In questa situazione la diagnosi principale sarebbe quella legata alla depressione e la cura andrebbe focalizzata su tale sindrome. Non va però trascurato il fatto che le difficoltà sessuali possono di per sé suscitare vissuti di inadeguatezza e di incapacità che si manifestano sotto forma di sintomi ansioso- depressivi. In molti casi, infatti, la costante delle disfunzioni erettili sembra essere la presenza dell’ansia accompagnata da aspetti depressivi secondari.

Rispetto all’etiologia organica si hanno le seguenti forme:

  • ormonali

  • dismetoboliche (diabete, insufficienza renale etc.)

  • tossiche

  • vascolari

  • locali (d’organo, congenite o acquisite).

Tra i fattori etiologici psicogeni,bisogna considerare il circolo vizioso che si instaura dopo i primi insuccessi erettili: la paura e l’angoscia dell’insuccesso provocano un insuccesso che determina una maggiore paura dell’insuccesso, attraverso  una  dinamica  del  tipo  “profezia  che  si autodetermina” si conferma perciò il meccanismo inibitorio della erezione che, a lungo andare, influenzerà anche l’insorgere del desiderio.

d)Disturbi dell'orgasmo:

  • Disturbi dell'orgasmo femminile

La persistente incapacità di una donna di raggiungere un orgasmo in seguito a stimolazione adeguata,talvolta chiamata “disfunzione  orgasmica”  o  anorgasmia,  deve  essere diagnosticata  secondo  il  DSM  IV  come  Inibizione dell'Orgasmo Femminile. Se poi la difficoltà è presente anche durante la fase di eccitazione, dovrebbe essere posta anche la diagnosi di “inibizione dell’eccitazione sessuale” (frigidità).

Per quanto riguarda la frigidità molti autori la definiscono come  “mancanza  di  risposta  sessuale  nella  donna” considerandola il corrispettivo dell’impotenza maschile.

Altri autori parlano di due aspetti differenti della frigidità:

l’anafronisia, cioè la generale mancanza di desiderio sessuale e l’anedonia sessuale cioè la generale difficoltà a godere dei rapporti sessuali. Secondo la Kaplan le donne che soffrono di disfunzione orgasmica, nella maggior parte dei casi, sono sessualmente sensibili.  Esse possono provare sensazioni erotiche e avere una abbondante lubrificazione e turgore genitale. Il non riuscire ad avere un orgasmo, non deve essere considerato come disturbo, ma una normale variazione della sessualità  femminile. Molte donne devono  imparare  a raggiungere l’orgasmo: la capacità di raggiungere un orgasmo, può non essere innata nelle donne come lo è nell’uomo.

Le donne, inoltre, hanno anche diverse “soglie” orgasmiche. Una soglia alta, ad esempio può contribuire alla anorgasmia se la donna non si accorge di avere semplicemente bisogno di essere stimolata più a lungo o se essa stessa si rifiuta di comunicare al partner ciò che desidera.

Per quanto riguarda la diagnosi nel caso di anorgasmia, bisognerà fare una diagnosi differenziale con la frigidità assoluta e con l’inibizione del desiderio. Una volta esclusi i problemi fisici, inoltre, vanno individuate le cause psichiche legate alla disfunzione. Spesso si  tratta di problemi superficiali come ad esempio lo spectoring, altre volte ci sono cause  più  profonde  legate a dinamiche  intrapsichiche culturali, sociali o legate alla relazione con il partner.

      b) Disturbi dell’orgasmo maschile

      Masters & Johnson per definire questa disfunzione parlavano di “incompetenza eiaculatoria”. La diagnosi di inibizione dell’orgasmo maschile va attribuita  ai  problemi  dell’eiaculazione che si hanno durante il rapporto sessuale, la masturbazione, la manipolazione sessuale o orale e il rapporto anale. I disturbi dell’orgasmo, tuttavia, sono definiti tali in base ad un criterio temporale. Esistono disturbi da orgasmo ritardato e disturbi da orgasmo anticipato definiti precocità e riscontrati (anche se più raramente), anche nelle donne.

      Il criterio cronologico introduce,però, un aspetto valutativo di giudizio, molto problematico sul “quando” è opportuno che l’eiaculazione avvenga e pone quindi un problema di controllo volontario su un meccanismo che è automatico e involontario.

Elaculazione precoce

L’eiaculazione precoce va diagnosticata in casi di persistente e ricorrente eiaculazione in seguito a minima stimolazione sessuale, oppure durante o poco dopo lo penetrazione e comunque prima di quanto il soggetto desideri. Il clinico, dovrà tener conto di alcuni fattori che incidono sullo fase di eccitamento come la novità del partner sessuale e la frequenza dell’attività sessuale. L’eiaculazione precoce è citata come la più comune delle disfunzioni sessuali maschili ed in realtà rappresenta la più frequente occasione di consultazione. In ambito clinico,essa viene definita come l’incapacità a ritardare l’emissione spermatica fino al raggiungimento del massimo piacere per sé e per la partner. Masters & Johnson, inoltre, considerano l’eiaculazione precoce la condizione in cui l’uomo raggiunge l’orgasmo prima della donna nel 50% dei casi.

Per quanto riguarda l’eziopatogenesi, l’opinione più diffusa riconosce nella maggior parte dei casi di eiaculazione precoce un movente psicologico.

Le cause psicologiche sono suddivise in tre categorie:

  • intrapsichiche

  • diadiche

  • relazionali

La teoria psicoanalitica a proposito di problemi intrapsichici legati alla eiaculazione precoce, parla di precocità come sintomo nevrotico legato al vissuto pregenitale del soggetto. In realtà,anche Masters & Johnson ritengono che un ruolo importantissimo,  in  questo  disturbo, sia  svolto  dalle esperienze  sessuali  precedenti  vissute  in  particolari situazioni,  ricollegandosi  alla  teoria dell’apprendimento secondo la quale le reazioni sessuali sono naturali  e incondizionate mentre le disfunzioni sono apprese e legate all’ambiente culturale ed emotivo del soggetto.

Eiaculazione ritardata

Secondo la Kaplan l’eiaculazione ritardata può essere definita come l’inibizione di un riflesso eiaculatorio tale che un paziente,pur rimanendo inalterata la sua capacità erettiva e integro il suo desiderio sessuale non è in grado di eiaculare. L’eiaculazione ritardata si considera primaria se il problema si manifesta all’inizio dell’attività sessuale del soggetto, secondaria  quando  subentra  ad  un  periodo  di  buon funzionamento eiaculatorio. E’ assoluta quando si manifesta con  qualsiasi  partner  e/o  in  qualsiasi  circostanza, situazionale  quando  si  verifica  solo  in  determinate circostanze.

L’eiaculazione ritardata è, tuttavia, una disfunzione sessuale molto rara: 4%dei casi. Essa può essere il risultato di fattori etiologici organici e psicologici anche se sembra prevalentemente un disturbo di natura psichica.

Secondo  la  teoria  psicoanalitica,  questo  disturbo  va considerato come l’espressione di paure inconsce del paziente, paure che egli associa alla eiaculazione: paura di essere castrato o paura di depositare il seme nella vagina “materna”. La soluzione nevrotica, il compromesso sarà di permettersi il rapporto sessuale e l’eventuale piacere evitando al tempo stesso la “pericolosa” eiaculazione.

Una disfunzione erettile, quindi, si può instaurare dopo un insuccesso occasionale cui seguono sentimenti di ansia e/o svalutazione delle  proprie  capacità.  Analogamente,  può comparire in seguito ad eventi con rilevante risonanza:

insuccessi professionali, scoperta di malattie a rischio per la funzione sessuale (prostatite, infezioni genito- urinarie etc.) o a sentimenti di ipervalutazione della partner.

Va però ricordato e sottolineato che le impotenze erettili occasionali,parziali ed elettive, possono nel tempo divenire costanti se non correttamente affrontate.

Un corretto inquadramento del paziente affetto da deficit erettivo deve partire da una accurata anamnesi familiare e fisiologica associata all’esame obiettivo per stabilire la componente organica e quella psicogena alla base del sintomo. Tali componenti non si escludono a vicenda, ma spesso si sovrappongono nell’eziopatogenesi.

Rispetto all’etiologia organica, gli attuali presidi diagnostici sono lo studio del profilo ormonale, la NTP, la flussimetria Doppler,  la   cavernosometria  e  la  cavernosografia, l’arteriografia, l’ecografia etc.

I conflitti più superficiali si possono riassumere nella cosiddetta “ansia da prestazione”;  l'uomo affronta  il rapporto sessuale con la paura di non essere all’altezza, di non riuscire a soddisfare la partner, anche se secondo Cooper l’ansia non provoca direttamente il disturbo, ma si presenta come reazione secondaria agli insuccessi eiaculatori.

e)Disturbi dadolore sessuale

Vaginismo funzionale e Dispareunia funzionale

Sono definiti come l’associazione con il coito di sintomi dolorosi (dispareunia) o di spasmi muscolari involontari (vaginismo)  che  interagiscono  con  l’attività  sessuale e rendendola talora impossibile.

Il vaginismo consiste in ripetuti episodi di ricorrenti e persistenti spasmi involontari della muscolatura perivaginale che rendono difficile o impossibile la penetrazione.

Nella dispareunia il coito, sia nel maschio che nella femmina, è associato a persistente e ricorrente dolore ai genitali senzache ciò sia causato da vaginismo o da una mancanza di lubrificazione. La risposta sessuale  nelle sue fasi  di desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione, sembra non essere alterata, tanto da poter procedere tranquillamente all’attività sessuale se non si verifica la penetrazione. Laddove si dovesse presentare, per il paziente, la possibilità di una penetrazione,il soggetto cerca di evitarla (vaginismo) o la avverte come dolorosa (dispareunia).

In genere si considerano queste disfunzioni come anomale, nel senso che non possono essere collegate all’interno della divisione fasica della risposta sessuale non essendo né un disturbo del desiderio, né dell’eccitamento, né dell’orgasmo. Per quanto riguarda l’eziopatogenesi di tali disturbi, Masters e Johnson avanzano l’ipotesi che in molti casi le donne sviluppino il vaginismo in seguito ad una disfunzione dell’uomo, più in particolare in seguito all’incapacità dell’uomo di mantenere l’erezione.

Per alcune donne, quindi, i problemi sessuali del partner sarebbero tanto ansiogeni da indurre una condizione di vaginismo, e quindi di rifiuto del rapporto sessuale.

Le patologie organiche a carico del vaginismo sono solo in una percentuale del  10%.Il  punto di vista  psicodinamico sottolinea la possibilità di un cattivo rapporto, in età precoce,col capezzolo- pene che sarebbe alla base di ansie persecutorie: il pene sarò investito di significati distruttivi da cui è necessario difendersi. In campo clinico, tra le cause psicologiche più frequenti dei vaginismo troviamo casi di stupro, di educazione molto rigida, impotenza del partner.

Più complessa è la precisazione delle cause organiche e psicologiche che possono essere alla base della dispareunia.

Molti studiosi, tra cui anche Masters e Johnson, ritengono la dispareunia causata principalmente da problemi di tipo organico come infezioni della vagina, della cervice, dell’utero o del glande, del pene o, ancora, causata da problemi di stiramento dei legamenti pelvici dovuti a traumi da parto.

Nelle forme psichiche si ipotizza una profonda tendenza alla trasformazione del piacere in dolore e ciò presuppone l’esistenza di una forte tendenza masochistica.

f) Disfunzioni sessuali NAS

Comprendono le disfunzioni sessuali che non rientrano in nessuna delle categorie sopra menzionate come la cefalea postcoitale,l’anedonia orgasmica o il dolore genitale dopo la masturbazione.

 

Torna di moda l'amore platonico - Castità come fuga

Addio sesso sfrenato, l'ultima frontiera della trasgressione di coppia è un week end romantico con cenetta a lume di candela e passeggiata mano nella mano. Ma non è finita. Arrivati a sera, nella stanza-alcova, ci si abbraccia felici e buonanotte. Lo segnalano gli psicologi, che annunciano la graduale scomparsa del sesso dalla vita di coppia. Nei tempi dell'allusione erotica sempre e dovunque, della sua forsennata mercificazione e spettacolarizzazione, torna l'amore "platonico" che ha infiammato i cuori dei più grandi poeti di ogni tempo

Il sentimento delicato che ispirava i sublimi versi di Dante, o l'accorata nostalgia di Leopardi, non ha naturalmente a che fare con ambizioni letterarie: le coppie che lo "praticano" sono persone normali e perfettamente inserite in società, con un' educazione superiore alla norma e un'elevata posizione professionale.

C'è solo un particolare, una vaga ma fastidiosa "frustrazione" che serpeggia nel rapporto col partner, spingendoli alla ricerca di qualcosa di diverso, che restituisca loro l'appagamento che il tradizionale 'menage' non assicura più. Ecco allora la novità, nata per caso, quasi senza volerlo, ma poi diventata scelta precisa e
ragionata: concedersi delle 'parentesi' romantiche, con il proprio compagno o, meglio, con qualcun'altro, all'insegna della più assoluta e intransigente castità.

Stando all'ultimo rapporto Asper si tratterebbe di un fenomeno che interessa soprattutto l'universo maschile, spiega Nicoletta Suppa, sessuologa dell'Aisc, Associazione italiana di sessuologia clinica. "Su un campione di 1215 intervistati tra i 18 e i 55 anni, il 32% degli uomini ammette 'calo del desiderio generalizzato'. Il 19,9% rivela che questo calo è 'relativo alla partner' e il 27,5% considera la sessualità con la propria compagna 'un vero e proprio peso'. E' una novità ricevere questo tipo di risposte dagli uomini, perchè in genere sono le donne a manifestare scarsa pulsione sessuale. Ma qui siamo di fronte a qualcosa di parzialmente diverso: la castità non deriva da un disagio, o, almeno non viene spiegata in questi termini, ma da una vera e propria scelta, spesso arricchita da un 'pizzico' di provocazione".

Quindi, aggiunge Marinella Cozzolino, psicosessuologa e presidente dell'Aisc, "se prima la sessualità era il massimo della trasgressione, oggi esistono altre componenti della vita quotidiana che vengono "erotizzate", diventando il principale oggetto di desiderio". Tra queste lavoro. Gran parte delle coppie 'bianche', cioè che non hanno rapporti, tende a trasferire la propria carica sessuale su obiettivi legati alla carriera e alla realizzazione professionale. E non solo. Ci sono coppie, che condividono una passione politica, o un impegno sportivo, o un interesse per l'arte, per i viaggi, per la letterattura o, ancora più semplicemente, condividono la sfera delle relazioni sociali. Questi soggetti si conoscono, si piacciono, vivono avventure e a volte finiscono addirittura per mettersi insieme, realizzando un perfetto 'incastro' costruito sull'erotizzazione di qualcosa diverso dal sesso, che può anche variare nel corso del tempo. Possono dare luogo a coppie assolutamente 'stabili', sposandosi e restando insieme per decenni. In genere l'età media è di 30-50 anni, persone che non esprimono alcun disagio, anzi, sembrano soddisfatti della loro modalità esistenziale".
Alla base c'è però sempre un disagio legato al desiderio sessuale. "Le cause possono variare: alcune volte dipende esclusivamente dalla sovraesposizione e banalizzazione del sesso a cui siamo giornalmente sottoposti. Ecco allora che la negazione diventa un modo per riaffermarne il valore e l'unicità. Ma in genere esistono anche ragioni piu' profonde, legate al rapporto con i genitori o a brutte esperienze del passato".

Spesso il problema deriva dall'ansia da prestazione, spiega la sessuologa. Si è talmente insicuri del proprio corpo, da evitare qualsiasi contatto, vissuto come una faticosissima invasione. E' come se i soggetti mettessero su un piatto della bilancia i pro e i contro di un rapporto intimo e concludessero che il beneficio dell'atto sessuale è minore rispetto al timore dell'insuccesso e, soprattutto, del giudizio negativo del partner.
La castità diventa quindi un modo per sfuggire a delle insicurezze personali.
E in America c'è già chi ha trasformato quella che poteva essere una sottile e saltuaria 'trasgressione' in una vera e propria filosofia di vita. David Jay, 24enne di St. Louis, ha fondato una comunità on line, trasformatasi in un vasto movimento collettivo: la 'a-sessualita". I migliaia di iscritti giurano di essere persone che non hanno il minimo impulso sessuale; non sono bigotti, ne' moralisti, ne' perversi, ne' diversi: si tratta, affermano, di una pura questione biologica, di un mistero scritto nel dna che conduce all'assenza di qualsiasi appetito sessuale, al 100%. Il fenomeno è in rapida e costante crescita, stando alle migliaia di iscrizioni al forum dell"Aven', 'Asexual Visibility and Education Network', la rete fondata da Jay per la diffusione e conoscenza degli a-sessuali nel mondo, di cui è nata recentemente anche una sezione italiana, 'Avenit'.

da Tgcom.it del 12/04/06

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