Psicologia

LA DIPENDENZA DA SHOPPING:
quando comprare diventa un bisogno

(Marinella Cozzolino)

Un nuovo peccato tenta le donne: comprare di tutto e di più.

Sempre   più  donne   stregate   dallo  shopping sperperano  danaro  in boutique  d’alta moda,  ai grandi  magazzini  o anche  al mercatino  rionale. Frivolezza?  Incoscienza?  Niente  di  tutto  ciò. Il bisogno di comprare di tutto nasconde spesso tanta insicurezza e una grande debolezza.

E’ il bisogno di spendere, infatti, il nuovo lato debole delle donne.

Si tratta di un vizio nascosto ma molto diffuso: un bisogno tutto femminile  che “serve” a cancellare momenti di tristezza o semplicemente  di noia e a riempire vuoti affettivi.

Un modo  tutto  nuovo  (e piuttosto  costoso)  di coccolarsi.

Acquistare è l’oppio del popolo femminile

Negli Anni Sessanta e Settanta quando il movimento femminista  diventò  pienamente  attivo  le donne cominciarono ad esercitare il loro diritto a spendere. Annette Lieberman e Vicki Lindner in Unbalanced Accounts dichiarano:  “abbiamo  superato  difficili ostacoli per raggiungere 1’ indipendenza economica, a volte con costi enormi, ora non vogliamo ostacoli alla nostra  capacità  di spendere.  Le cose che si possono comprare con il denaro le consideriamo una prova tangibile del nostro successo e una prova del nostro impegno”.

In America e nei Paesi del Nord Europa dove il consumismo  è  alle  stelle,  per  definire  questo impulso irrefrenabile ad aprire il portafoglio, si parla di “shopping compulsivo”.

Gli studi dimostrano che la dipendenza da shopping colpisce dal 2 al 10 per cento della popolazione adulta  in USA, Canada,  Germania  e Inghilterra. Secondo la sociologa Helga Dittmar nell’ 80 per cento dei casi si tratta di donne.

In America sono gli stessi college ad offrire carte di credito agli studenti.

Spesso di queste carte  i ragazzi ne fanno un uso improprio considerandole  come denaro contante  e non come un prestito ad alto tasso di interesse.

Da una indagine svolta sugli studenti dell’ Università dello Iowa  risulta che il 76% degli studenti possiede tre o più carte di credito, il 40 % ne ha sei o più. Gli addetti all’assistenza finanziaria affermano che un numero  sempre  crescente  di studenti  lasciano il college per i troppi debiti. In realtà, per molti di loro queste  carte                                                      rappresentano la  tanto  sospirata indipendenza dai  genitori,  ma  spesso  proprio attraverso di esse  si rendono conto di non essere ancora in grado di badare a se stessi.

Secondo  la psicologa   Maria  Rita Parsi,  in casi estremi  si può parlare  di  una  vera  e propria patologia che si manifesta dapprima sotto forma di un  pensiero  ossessivo,  poi  con  1’incapacità  di razionalizzare e quindi di tenere a bada il proprio comportamento,  infine con un senso di vuoto, di colpa e pentimento che portano a rinnegare l’azione commessa ma non evitano di certo che questa  si ripeta di li a poco. Quando il bisogno di fare acquisti diviene  compulsivo,  si sviluppa  una  dipendenza simile all’alcolismo.

L’ideale in questi  casi é una  terapia  di gruppo attraverso  cui, in un primo tempo, si ammette  la propria schiavitù e se ne analizzano le motivazioni più profonde.  In un secondo  tempo  si cerca di recuperare il controllo del proprio comportamento e del proprio portafoglio.

Ma  perché  soprattutto  le  donne  subiscono  in maniera così forte il fascino degli acquisti? Spesso l’acquisto compulsivo è una sorta di compensazione. Gli oggetti riempiono dei vuoti dentro di noi, talvolta ci danno l’illusione di un cambiamento di identità, come tagliarsi i capelli. Bisogna osservare infatti, che cosa ci piace comprare: spesso, chi   spende   molto  in  abbigliamento  o  accessori   lo  fa   per   avere 

un’immagine   di  sé  costantemente   diversa,   per costruirsi   una   facciata.   Dietro   lo   shopping irrefrenabile  si nasconde qualcosa di profondo;  l’insicurezza . Basta pensare anche a tutte coloro che non fanno acquisti per se ma per farne  dono a qualcun’ altro, per mostrarsi generose, compiacenti, innamorate, desiderabili, insostituibili, in una parola IMPORTANTI.

La maggior  parte  di  queste  donne  sono  “poco adulte”, non fanno preventivi  né pianificano. E per questo,  spesso,  si ritrovano  con grossi  problemi finanziari. Molte di queste  persone  sono convinte del  fatto  che  un  evento  esterno,  uno  qualsiasi, risolverà tutti i loro problemi. Un esperto del debito Jerrold Mundis scrive: “Le vere svolte sono quelle interiori, non quelle che si verificano  all’esterno. Nessun evento esterno - dalla celebrità alla vincita al lotto - renderà in alcun modo migliore il nostro Io.  L’io è  un’immagine  interiore,  quel  che percepiamo  di essere,  un insieme  di pensieri  e convinzioni.   Se  non   è  questo   che   cambia continueremo  a comportarci  e a sentirci  proprio come prima.”

In molti casi  la lotta all’indipendenza comincia man mano a prendere  il sapore di una vittoria amara. Sentirsi in grado di badare  a se stesse, al proprio sostentamento può anche voler dire che non c’è più nessuno a cui appoggiarci, nessuno che si occupa di noi. Non c’è nessuno quando c’è la scadenza dell’affitto, nessuno  che copre le nostre  spese  se ci ammaliamo  e non possiamo  lavorare,  ma anche nessuno  a farci un regalo, una coccola. Oggi gli esperti  della nutrizione  mettono  in guardia  dalle diete a favore di un cambiamento nello stile di vita. Cambiare il proprio modo di pensare nei confronti del cibo. Cambiare il proprio modo di pensare circa il proprio corpo e se stessi. Lo stesso vale per i soldi. Per le donne non sempre  è facile riconoscere  di avere  problemi  con  i soldi  e con  gli acquisti. Qualcuna riconosce di avere problemi con i soldi ma non il suo ruolo nel crearli. Molte parlano solo di quanto lavorano cosa che in genere è molto vera. E’ anche probabile  che  spendano  per  i  bisogni  altrui: le scuole per i bambini, 1’apparecchio per i denti, la macchina nuova per l’uomo che amano, la crociera per 1’ anniversario dei genitori. Molte considerano il proprio stipendio come un extra, uno strumento per elevare  il tenore  di vita  della  famiglia. Questo sottende che hanno la sensazione di appartenere  ad una famiglia di serie B.

Non  sempre  tuttavia,  chi  spende  in  maniera compulsiva  è una  persona  debole.  Talvolta  può accadere che si tratti, al contrario, di persone molto resistenti:  resistenti  alle responsabilità,  resistenti alle limitazioni, resistenti alla maturità e resistenti alla crescita. Secondo  Colette  Dowling  autrice  di “Signore in rosso”, molte donne spendono tanto per arricchire l’equipaggiamento del  Mito Romantico:  seducente biancheria  per il letto, teli e asciugamani  per  la doccia, candele, utensili e stoviglie per la cucina tutti strumenti per la creazione di una rassicurante  casa nido. Questa mania,  che parte  dalla  tendenza  di migliorare se stesse, dopo essere passata attraverso la casa  si riversa  poi  sui  figli  e  sul  marito. Apparentemente   sembrerebbe   una  cosa  giusta, quasi un dovere di tutte le donne e tutte le mamme ma ad un’analisi più attenta  vediamo che non è così. Fino a che punto queste donne acquistano per il puro gusto di farlo e quante invece cercano di far apparire  migliore  ogni componente  della propria famiglia o ogni angolo della propria casa perché si sentono inferiori?

Lo psicologo newyorkese  Oriole Peterfreund  spiega che gli shopping dipendenti (1’ottanta per cento dei quali di sesso femminile)  spesso  soffrono  di depressione e di scarsa autostima e comprano beni materiali    nel  tentativo  di   sentirsi    meglio.  Secondo   uno   studio

dell’Università del Minnesota, il tipico compratore compulsivo comincia già da adolescente ma non riconosce il problema nella sua estensione per altri dieci anni. Secondo la psicoanalista Janet Damon la spenditrice  compulsiva  è una donna di cultura medio- alta sulla trentina. Secondo 1’Autrice si tratta  di persone  costantemente  alla ricerca di consensi  “quando  comprano   regali  cercano  di comprare amore e potere. In realtà non è questione di soldi ma della sensazione di ansia che cercano di alleviare  facendo acquisti.

I  neuroscenziati ritengono  che  la  sindrome  da  shopping,  non diversamente da quanto avviene nella tossicodipendenza abbia  una concreta base fisiologica. Le shopping- dipendenti  soffrirebbero di una  forma  di  disordine  ossessivo-  compulsivo dovuto ad uno squilibrio di determinate  sostanze chimiche. Queste persone,  se trattate  con farmaci che elevano il tasso di serotonina  effettivamente non sono più spinte a spendere. Queste sostanze non sono diverse dagli antidepressivi che sono di grande aiuto  nel  trattamento  di una  serie  di disturbi ossessivo- compulsivi inclusi i disordini alimentari il gioco d’azzardo e 1’ alcolismo.

E’ incredibile quanto ai giovani d’oggi si continui maledettamente   ad  insegnare   la  dipendenza. Soprattutto  alle donne. Le ragazze oggi hanno  o quasi un papà, un fidanzato o un fratello che si occupa  finanziariamente   di  loro.  Nel  1990  la American Association of University Women (AAUW) ha  condotto  uno  studio sull’autostima dei giovani su  tutto  il  territorio nazionale. La scoperta preoccupante fu che mentre alle elementari il 60% delle femmine e il 67% dei maschi è soddisfatto di sé, alle scuole medie soltanto il 29% delle femmine continua ad esserlo in confronto ad una percentuale maschile di quasi il 50%. Una percentuale di maschi, doppia  rispetto  alle  femmine,  dice  che ciò che preferiscono   di  se  stessi   siano   le  proprie straordinarie   capacità.   Quel  che   le  ragazze apprezzano di più nella propria persona (quando c’è qualcosa  che  apprezzano) è  l’aspetto  fisico.  Fa riflettere il fatto che gli adolescenti maschi sognano più in grande rispetto alle ragazze e sono più inclini a credere  che i sogni possano  diventare  realtà. Nonostante i cambiamenti che ha avuto il ruolo della donna nella nostra società, osserva  l’inchiesta, molte ragazze  d’oggi continuano  a cadere  nei  modelli tradizionali di scarsa autostima, sfiducia in se stesse e autocensura  del proprio  potenziale  creativo  ed intellettuale.  Durante  1’adolescenza  le  ragazze perdono parte della propria fiducia in sé, rispetto ai maschi, e non la riguadagnano più. Le ragazze escono dall’adolescenza con aspettative  ridotte e maggior sfiducia rispetto ai maschi; sono più soggette a stati di depressione  e mancanza  di speranze  e sono quattro volte più predisposte ai tentavi di suicidio.

In seguito alla pubblicazione di questa inchiesta una giornalista  amencana,  Peggy Orenstein,scrisse  un libro dopo aver passato  un intero anno a stretto contatto con delle alunne della ottava classe di due scuole  californiane.  In  SchoolGirls  la  Orenstein scrive: “ Le adolescenti imparano ben presto a vedere i ragazzi come più liberi, con minori preoccupazioni e per questo più potenti. La diminuzione del senso di  sé  indica  che spesso, inconsapevolmente, assumono docilmente uno   status       di  ripiego secondario.

Senza un forte senso di sé e delle proprie capacità, queste ragazze entrano nell’età adulta meno capaci di mettere in pratica le proprie potenzialità, meno disposte ad assumere  sfide, a mettersi  contro la tradizione nelle loro scelte lavorative. Con il passare del tempo, continua  la Orenstein, i successi ottenuti  non le soddisferanno  mentre  gli errori saranno considerati con più pessimismo, a conferma dei loro stessi dubbi. Saranno meno preparate  a resistere  alle tempeste  della vita, si sentiranno sempre più sole, isolate e quindi più predisposte a cadere in depressione,  a diventare  sfiduciate ed autodistruttive”.

Ma  chiediamoci:  perché  avviene  tutto  ciò  e soprattutto  perché  avviene  nell’adolescenza?  Le ragazze  proprio  nel  periodo  dell’adolescenza vengono umiliate e spesso ridicolizzate e derise dai compagni  a causa  del  loro  sviluppo  sessuale. Diventano oggetto di desiderio e di scherno al tempo stesso. Questo messaggio le confonde e le intimidisce e fa sì che arretrino di fronte alle proprie forze e cerchino rifugio nel Mito Romantico sognando un principe  che  arriverà  risolvendo  tutti  i  loro problemi, proteggendole e regalando loro tanti bei figli, una bella famiglia, una bella casa, la macchina nuova, forse una pelliccia e di certo tanti gioielli.

Ma il Principe non arriva, quasi per nessuna.

top