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Psicologia IL TRADIMENTO (Marinella Cozzolino) Se analizziamo la parola “tradimento” ci rendiamo conto che non solo etimologicamente ma anche semanticamente è “ambigua”. Il latino tradere voleva dire consegnare. I Vangeli scelsero questo termine per indicare l’atto del consegnare Gesù ai nemici, permeandolo quindi di una connotazione negativa. “Tradisco” deriva dal latino trado termine composto da due morfemi trans e do (dare). Il prefisso trans implica un passaggio cosicché i significati originali di trado indicano tutti un dare qualcosa che passa di mano in mano. Trado può così significare l’atto di consegnare qualcosa in mano a qualcuno (in custodia per es. ma anche in castigo), l’atto di affidare per il comando o l’insegnamento, il dare in moglie, il vendere, l’affidare con parole, ovvero il tramandare, il raccontare. Nella forma riflessiva, se tradere, il verbo sta a significare l’abbandonarsi a qualcuno o a qualcosa, abbandonarsi, dedicarsi ad una attività. Il sostantivo corrispondente, traditio, indica consegna, insegnamento, racconto, trasmissione di racconti, tradizione. E’ interessante a tale proposito notare come fraditor stia a significare allo stesso tempo “traditore” e “colui che insegna”. Hillman (1964 b, p. 99) ritiene che in effetti ha qualcosa da “insegnare” chi tradisce, ma tradisce consapevolmente...”Cosa significa il tradimento per il padre? Questo: la capacità di tradire gli altri è affine alla capacità di guidare gli altri”. “Tradire”, quindi con l’andare del tempo è venuto a significare il suo opposto mantenendo esclusivamente la sua valenza negativa. Ciò avveniva già in epoca latina, probabilmente in ambito militare in cui il significato di “consegna” aveva come oggetto di consegna le armi o il nemico e farlo voleva dire tradire (es. consegnare armi a qualcuno, o consegnare un nemico a qualcuno, o consegnare le armi al nemico). A proposito di ciò può essere interessante notare come nella lingua latina ci siano delle affinità tra il linguaggio amoroso e quello militare. Il “nomen agentis” desultor indica sia colui che passa da una donna all’altra sia colui che passa dalla parte del nemico (Carotenuto 1990, p.33). In greco la situazione è del tutto equivalente “tradisco” si dice paradìdomi: trans + do parò + dìdomi. Paradìdomi è appunto il verbo che indica nei Vangeli il tradimento di Giuda. Il sostantivo corrispondente significa appunto tradimento, arresto, ma anche dottrina tramandata “di nascosto”. Anche il linguaggio comune testimonia questa antiteticità dei significati del termine tradimento. In inglese i termini amante e “persona amata” vengono tradotti in maniera opposta alla nostra lingua. Per esempio la mia amante è mistress, la mia signora; la donna che amo (mia moglie, la mia fidanzata) è my lover, letteralmente la mia amante. In italiano diciamo, ad esempio, che un traduttore ha “tradito” il pensiero di un autore, che un intervistatore ha “tradito” quello dell’intervistato. “Tradito” per dire travisato, falsato. Allo stesso modo diciamo che un gesto, un sorriso, una lacrima ci ha “traditi” per dire ci ha svelati. Il falso quindi come tradimento, l’autentico come tradimento. E’ questa ambiguità che ci fa affermare che si può “tradire” senza tradire, “tradire” un patto ma in nome di una fedeltà più alta, più profonda, quella verso noi stessi. In conclusione potremmo dire che il tradire in sostanza vuoi dire tradire una consegna, un ordine, un precedente sistema di regole in nome di una nuova consegna di un nuovo ordine di un nuovo sistema di regole. Esso scandisce il drammatico passaggio dal vecchio al nuovo e quindi l’eterno dramma del sistema evolutivo. AMARE E TRADIRE… AMARE E’ TRADIRE Amore e tradimento sono due termini apparentemente reciprocamente escludentesi. In realtà ad una analisi più attenta risulta che tra questi due termini vi sia una relazione di necessità e di interdipendenza. Alla parola amore sul dizionario troviamo: “dedizione appassionata ed esclusiva volta a perseguire felicità benessere e stabilità”. E’ questa una delle definizioni ma è tutt’altro che soddisfacente anzi è riduttiva e semplicistica perché fa pensare all’amore esclusivamente in termini di turba passionale. Amore è, soprattutto oggigiorno, un termine difficile da definire. Soprattutto in assenza di un predicato che ne precisi il contesto o l’oggetto verso cui è rivolto non si riesce a priori a comprendere di cosa stiamo parlando. Parliamo sempre d’amore: amore per Dio, amore per gli animali, amore per il danaro, amore per il cibo, amore per la patria, amore materno, amor proprio e “amor che a nullo amato amar perdona” l’amore che ci prende e ci coinvolge, che ci sconvolge e ci spinge verso un altro essere umano con la definizione di Dante che ne mostra la crudezza. L’amore è anche crudele, ma sempre e in ogni caso quando parliamo d’amore facciamo riferimento ad uno speciale investimento energetico, libidico e vitale verso l’oggetto d’amore. Del tradimento invece cogliamo più facilmente una maggiore specificità in quanto esso definisce l’azione con la quale l’Amore si trasforma e si trasferisce da un oggetto all’altro, da una dimensione ad un’altra da un livello di consapevolezza ad un altro più elevato. Anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione. Il sentimento che scaturisce dal tradimento “subito” assomiglia al nostro vissuto verso la morte che soggettivamente avvertiamo come negatività, come perdita e non come necessità universale. Il tradimento quindi, come detto precedentemente, ha a che fare con l’abbandono da parte di un sistema di precedenti regole a favore della novità. “Nasciamo traditi” sostiene Carotenuto (Carotenuto 1991, p.33). Nel mondo degli uomini l’esperienza della separazione costituisce l’esperienza stessa del vivere. Anche scrivere questi appunti è una separazione: la separazione del discorso dal pensiero. La vita, la nascita come tradimento costituisce la chiave di lettura di tutta la nostra esistenza: divenirne consapevoli può voler dire appropiarsi di codici, chiavi di lettura, contenuti latenti che possono aiutarci a comprendere alcuni eventi della vita adulta. Al momento del parto tutte le donne si sentono come “tradite”. Esse riferiscono di avere la sensazione, al momento dell’espulsione di tirar fuori anche una parte di sé, della propria vita interrompendo una simbiosi che le sosteneva e le sorreggeva. A questo punto il figlio diviene, nemico, traditore. Cosa può fare il figlio che intanto si sente a sua volta tradito? Può solo mettere in atto delle strategie per cercare di lenire quella ferita narcisistica che ha inferto nella madre con la sua stessa involontaria nascita. Tali strategie consistono nel mettere in atto dei sistemi per corrispondere il più possibile alle fantasie della madre per corrispondere al bambino da lei immaginato. Ancor prima di nascere infatti, noi veniamo fantasticati: questo è il secondo tradimento. La nostra esistenza e la nostra autonomia sono condizionate: al momento di venire al mondo siamo già stati inventati. Dovremmo svilupparci secondo linee evolutive già determinate. Ogni bambino viene al mondo quale sogno dei propri genitori. Tutti abbiamo vissuto questa esperienza quando abbiamo avvertito di rappresentare per i nostri genitori una promessa. Il destino “naturale” dell’individuo sembrerebbe allora quello di portare a compimento a livello psicologico ed esistenziale un progetto che non gli appartiene ma che è frutto delle aspirazioni altrui. Dovremmo quindi chiederci: “Tra madre e figlio chi è il traditore e chi il tradito?”. Per quanto possa sembrare duro la via del traditore e del tradito è sempre la stessa come se ambedue fossero intercambiabili: il tradito merita di essere tradito, il traditore è costretto a tradire. Sin dal loro primo incontro la madre spierà nel figlio le tracce di un crimine, di un tradimento, il figlio vedrà nella madre colei che lo ha tradito. Da adulti sarà il silenzio a farci capire che siamo testimoni di un tradimento, non ci sarà bisogno difatti perché comprenderemo che sta accadendo qualcosa per cui traditore e tradito rivivono quell’esperienza fondamentale. Se la vita in sé è un tradimento quello che possiamo fare è crescere attraverso di esso. Attraverso l’individuazione, recuperare noi stessi nonostante il tradimento, avere fiducia oltre il tradimento. IL TRADIMENTO NELLA COPPIA, IL TRADIMENTO DELLA COPPIA Tutti noi possiamo riconoscerci nella fantasia del principe azzurro, quel principe che porrà fine alla nostra angoscia di separazione, il principe o la principessa che sposeremo. Molti restano a lungo, qualcuno per sempre nella fantasia di un tale incontro. L’aspirazione, inconscia, è il ripristino dello stato simbiotico originario, lo stato di beatitudine legato alla fusione del bambino con il corpo materno. Risulta in realtà altamente pericoloso concedere credito a1l’illusione di poterci fondere ad un altro. Se in ciò consiste la nostra felicità saremo inevitabilmente delusi. L’aspettativa non può reggere ed inevitabilmente ci troveremo di fronte ad una delusione con conseguente colpevolizzazione dell’altro che “non ci ha dato abbastanza”. Questa operazione ci consentirà di attribuire all’inadeguatezza dell’altro il nostro fallimento. L’altro diventa colpevole, ma noi cosa gli chiedevamo? Di rappresentare un’illusione! Proviamo a pensare al matrimonio. Il vivere con una persona spesso è vissuto come un mezzo più che come un fine. In genere si ha poco interesse per la soggettività dell’altro, si ha poca curiosità per l’altro che appare interessante solo nella misura in cui corrisponde all’idea di lui che ci eravamo “costruita”. L’altro ce lo eravamo “inventato” già da tempo proprio come i nostri genitori avevano “inventato” noi. Nel momento in cui lo conquistiamo, nel momento in cui conquistiamo l’oggetto del desiderio non pensiamo al suo vero mondo alla sua realtà di soggetto ma a come risponde ai nostri bisogni e a quanto “entra” nel nostro mondo, nella nostra realtà. Il partner ovviamente cadrà nello stesso meccanismo e vivrà la stessa frustrazione. Un’altra mistificazione che accompagna la vita di coppia è legata al mito della sincerità. Ci facciamo carico di un dovere di trasparenza come se l’intimità implicasse l’espressione di ogni elemento della nostra interiorità, sia esso un pensiero, una fantasia, una debolezza, la noia che pure fa parte della vita. In molti casi una apertura eccessiva genererebbe solo danni. Ancora una volta, paradossalmente, l’idealizzazione dell’amore significa di fatto il suo tradimento. Il rispetto e l’amore per l’altro, la preoccupazione morale nei suoi confronti impongono una certa distanza. Il desiderio di condividere tutto con l’altro,anche g1i aspetti più intimi e privati, non è altro che il desiderio di ripristinare l’arcaica fusione con la madre. Per “saziare” questi bisogni molte coppie vedono il matrimonio come un punto d’arrivo. Se si provasse a considerarlo come un punto di partenza forse le cose sarebbero più semplici e la coppia avrebbe maggiori possibilità di sopravvivenza poiché qualsiasi rapporto che si configuri come cammino non può sottrarsi ad una naturale evoluzione. Se il matrimonio non rappresenta che l’espediente attraverso cui negare le nostre differenze, la nostra distanza e quindi la non- fusione, esso non potrà mai ospitare una relazione adulta. Abbiamo già detto che gran parte della nostra vita è spesa per risanare quella fattura iniziale recupero che avviene attraverso quella profonda passionalità che ci fa dire “Tu mi appartieni!”, “Sei mio/a!”, “Ti voglio” spingendoci ad usare un linguaggio quasi bellico per rappresentare tutta l’intensità del nostro desiderio. Proprio per questa inconsapevolezza, la prima scelta in amore si rivela spesso fallimentare. Tuttavia essa costituisce una via obbligata per arrivare ad un allargamento della coscienza e quindi all’identità sessuale. IL TRADITORE Il prof. Marvin Zuckerman, docente di psicologia all’Università di Delaware (U.S.A), sta studiando da più di trent’anni l’indole del traditore cronico. Il professore ha separato alla nascita 442 coppie di gemelli osservando che, malgrado la crescita in ambienti differenti, i fratelli hanno mostrato nel 58% dei casi la medesima intolleranza alle regole. I cosiddetti “sensation seekers”, sono una specie a parte. Per loro non c’è novità che tenga, un lavoro, un amore, o anche solo un interesse. L’interesse però ha la durata di un momento: una passione bruciante seguita presto dalla noia. E allora eccoli subito in caccia di una nuova avventura e se é rischiosa è ancora più eccitante. Commettere peccato, ovvero trasgredire li carica di adrenalina. Il Prof. ha messo appunto un test per individuare le persone troppo adrenaliniche. Chi risponde si a più di cinque domande ha lo “spirito in subbuglio”: - Tendete a cominciare un lavoro senza pianificare in anticipo come svolgerlo?
Anche presso l’Università di Padova si sta studiando la psicologia dei “cacciatori di emozioni”. La Prof.ssa. D’Urso riferisce che il loro campo d’azione non si limita al sesso, ma in qualsiasi ambito. Ciò che conta è assaporare il rischio, l’avventura, riuscire a salvarsi all’ultimo momento da una brutta situazione. Ogni occasione è buona presentarsi ad un esame impreparati e passarlo; arrivare tardi alla stazione e trovare ancora il treno; correre in macchina a fari spenti; giocare grosse cifre alla roulette o in Borsa. Soprattutto quando si è giovani i comportamenti a rischio si accompagnano ad un delirio di onnipotenza. Bisognerebbe tener conto di questo quando si preparano campagne pubblicitarie a tema sociale: più l’allarme è grave,più è forte la sfida e quindi l’effetto ottenuto è il contrario di quello desiderato. Per molti adolescenti l’AIDS è una malattia dai contorni mitici : a loro non toccherà mai. Il sensation seeker si crede invulnerabile. IL TRADIMENTO LECITO, IL TRADIMENTO DELLA COPPIA E’ luogo comune sostenere che chi tradisce lo fa perché vive un rapporto stanco, perché vuole liberarsi del partner e non sa come, perché vuole provare nuove emozioni. Oggigiorno la tendenza è quella di tradire senza tradire, di tradire con la complicità dell’altro. Aiutano in questo senso i Club privé (800 in tutt’Italia) e dark Room luoghi dove le coppie o i singoli si riuniscono non per vedere un film, non per ballare ma per fare sesso dando ognuno libero sfogo alla propria immaginazione e mettendo in atto fino all’ultima fantasia. La fantasia principale sembra essere quella dello scambio di coppia. Gli ormai famosi scambisti ritengono che “per evitare che il partner cerchi emozioni al di fuori del rapporto si cerca di allargare il rapporto e di condividere determinate emozioni. Per gli scambisti “gli altri” sono solo strumenti per procurare piacere alla coppia”. Il tentativo è quello di vivacizzare un rapporto ormai stanco usufruendo di qualcosa o di qualcuno che dall’esterno vivacizzi un erotismo che si smorza. Il tradimento, in questi casi sembra essere il non seguire il partner in questa avventura. Forte mutamento negli ultimi anni ha subito in questo senso anche il settore legato al pomo. Qualche anno fa, infatti materiale pornografico di ogni genere e Sexy Shop erano esclusivamente monopolio maschile. Oggi molte coppie “sfuttano” video porno per creare atmosfere più calde senza che nessuno dei due partner si senta per questo tradito, ma vivendo la cosa con estrema complicità. Oltre al supermercato, pare che le coppie amino sempre più spesso fare shopping tra gli scaffali dei Sexy Shop per cercare strumenti e giochini utili al loro piacere. L’ADULTERIO E’ DONNA Quando si pronuncia la parola adulterio risulta difficile pensare ad un uomo. Anche da un punto di vista clinico si può affermare che l’adulterio non costituisce mai il fulcro dei problemi di un uomo così come invece accade per la donna. (Carotenuto 1990, pag. 84). Non a caso nella maggior parte dei romanzi sono sempre le donne a tradire. Da Omero in poi non mancano certo gli esempi: Paride ed Elena, Clitennestra ed Egisto, passando attraverso Lancillotto e Ginevra, Tristano ed Isotta ed arrivando fino a romanzi dell’Ottocento come il Madame Bovary di Floubert, L’Amante di Lady Chatterley di Lawrence, Anna Karenina di Tolstoj. In realtà l’uomo e la donna vivono un destino diverso all’interno del rapporto di coppia perché la donna va incontro ad un particolare processo di sviluppo psicologico che chiamiamo “individuazione del femminile”. La donna dovrà confrontarsi comunque col tradimento: o quello della propria dimensione psicologica o quello del partner. Secondo Neumann quando la donna ritira la proiezione dalla figura esterna del compagno e riconosce questo maschile come qualcosa di interno essa perviene alla propria autonomia dal partner reale (Neumann 1953, p. 23). Quest’atto di libertà viene irrimediabilmente vissuto dal partner come tradimento che si lamenterà del fatto che le cose non siano più come prima e si allontanerà. Si può ipotizzare che all’origine della “femminilità” del tradimento ci sia il fatto che la durata del rapporto primario risulta essere maggiore per le donne. Questa maggiore durata comporterebbe una capacità relazionale più profonda e una maggiore capacità di trasformare la vita. Tuttavia, nelle società patriarcali che ci hanno preceduto e di cui siamo gli eredi la donna ha nel rapporto di coppia un destino diverso da quello dell’uomo. Alla donna non é concesso di essere infedele. Spesso, proprio perché per la donna è più facile trasformare la sua vita può accadere che il dovere alla fedeltà coniugale si trasformi in un diritto di fedeltà alla propria crescita psicologica. La crescita psicologica, interna non cresce parallelamente alla evoluzione esterna del rapporto di coppia. Il tradimento diviene il motore di ricerca interna di nuove vie di realizzazione e può quindi rappresentare una tappa nella costruzione della propria individualità: la rottura del legame diviene allora necessaria. A patto però che sia costruttiva. Il tradimento in sé non favorisce l’acquisizione di un nuovo modello di consapevolezza. Le unioni, i matrimoni, sono pieni di tradimenti agiti ma non compresi. Agire il tradimento senza interrogarne l’inquietudine o lasciarsene interrogare è il modo migliore per non cambiare nulla. Il discorso sulla fedeltà coniugale va inserito in quello più ampio della fedeltà a se stessi. Il tradimento ci pone davanti ad un dilemma solo se siamo tanto sensibili da capire che è in gioco la nostra autenticità. Rimanere con una persona tutta la vita pur di non ammettere a se stesso e all’altro di aver fatto la scelta sbagliata non è forse un tradimento? E’ inutile tuttavia sottolineare quanto questo viaggio interiore passi attraverso il dolore e la sofferenza. Sarà per questo che le donne più degli uomini soffrono il mal d’amore? Nella evoluzione psicologica della donna sembra infatti che spesso si arrivi ad una somatizzazione di questo conflitto interiore, del dilemma legato al tradimento. Il malessere psichico si trasforma in un malessere fisico più o meno pronunciato. In questo modo vengono allontanati dalla coscienza i conflitti che sono in gioco. Spesso la coppia si tiene proprio su questa patologia fisica della donna che il partner sostiene. Stiamo parlando della classica coppia nevrotica in cui ciascuno incarna la malattia dell’altro. Inutile dire che coppie così ce ne sono tante e spesso vanno avanti per anni. Non è casuale alla luce di ciò il fatto che Adler abbia individuato nel “fattore distanza” una chiave di lettura del sintomo nevrotico. Il nevrotico è costantemente teso ad interporre una distanza tra sé e la decisione da prendere, tra sé e l’azione da compiere, tra sé e la propria problematica. Il rituale di una persona ossessiva può essere letto secondo l’ottica proposta da Adler come l’interposizione di una distanza tra la persona e la propria affettività. In questa distanza si consumano una serie infinita di tradimenti. Elemento principale della distanza, (emotiva) è il silenzio. Il silenzio è una delle armi più crudeli che si possa usare contro l’altro. Espressione di falso vittimismo il silenzio offre in realtà un enorme potere perché confina il suo destinatario in uno stato di costante incertezza emotiva (la distanza, appunto). In molti casi il silenzio si “rompe” solo attraverso un tradimento. Traditore e tradito stanno l’uno dinanzi all’altro nel patetico tentativo di rendere comprensibile un evento per il quale non ci sono né parole tantomeno giustificazioni. Per chi subisce il tradimento dell’altro la ricerca di una spiegazione fa parte del processo di elaborazione del lutto, processo nel quale la domanda non trova il suo senso nella risposta, che sarà sempre insoddisfacente, ma nel trattenere l’altro per prendere tempo e/o per organizzare una possibile difesa. Talvolta anche perché no, per ribaltare i ruoli. “Ti rivoglio per poter essere io a lasciarti”. Quando amiamo nell’inconscio desiderio di annullare la ferita originaria e ancora una volta veniamo abbandonati, possiamo salvarci soltanto attraverso una crescita che ci mostri quanto anacronistico sia il desiderio di una fusione totale ed indifferenziata. E SE FACESSE BENE? Un sondaggio realizzato dalla rivista cattolica “Prospettive nel mondo” presso un centinaio di parroci che hanno assolto in confessione fedifraghi ed adultere, rivela che per un 18%di uomini che hanno confessato il proprio tradimento c’è un 31% di donne che sono state assolte per l’identico peccato. Può anche darsi che le donne si confessino di più ma che dire allora del famoso Rapporto Kinsey che tra gli anni 40 e 50 con grande scandalo dell’opinione pubblica catalogava come infedeli un terzo degli americani che oggi hanno una relazione extraconiugale almeno nel 70%dei casi? Un recente sondaggio ha rivelato che otto italiani su dieci non credono più alla fedeltà e se a questo si aggiunge che solo il 33,1 % delle donne è soddisfatto del proprio partner mentre ad essere contento “solo in parte” è il 58,1%, si fa presto a fare due più due... E’ inutile dire che ci sono tradimenti che fanno bene alle coppie perché risolvono problemi di desideri sessuali: lo sanno tutti. Ma forse non è altrettanto noto che secondo ben due ricerche, una americana, e l’altra tedesca, la trasgressione sessuale, purché vissuta con gioia, può essere un toccasana per la salute. Con questa teoria Raffaele Morelli, medico- psichiatra, insieme agli psicologi che lavorano con lui ha presentato qualche tempo fa una ricerca sul tema: “Infedeltà. Quando tradire fa bene alla salute”. Morelli ritiene che l’incidenza di malattie psicosomatiche su chi tradisce il proprio partner senza sensi di colpa è quasi nulla. Non solo: chi tradisce un compagno abituale non per vendetta ma per scelta, forse attraverso un processo lento e faticoso lo fa perché sa di avere dentro qualcosa che il partner non lascia libero, qualcosa che spesso viene soffocato. Se la propria fantasia e il proprio mondo interiore non sono lasciati liberi, è sano trovare un canale per esprimerli. |
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