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Psicologia La gelosia (Marinella Cozzolino) La gelosia non è una malattia, ma può diventarlo. Per alcuni è un fastidio, una sottile sensazione di disagio, per altri un’ossessione. A volte è un bisogno, una dipendenza. Per alcuni Autori gelosi si nasce, per altri si diventa. Scopo di questi appunti è quello di confutare l’idea secondo cui la gelosia sia un fenomeno anormale. La gelosia non è tipica di una mente debole e immatura. La gelosia può essere compresa e riconosciuta, non negata e sottovalutata. La gelosia appartiene a quella gamma di sentimenti che hanno nell’animo umano un posto poco nobile come la rabbia, 1’invidia, 1’avidità. Ma solo se è eccessiva e al di fuori del rapporto di coppia. Nella nostra cultura chi è geloso è compatito e approvato. La gelosia, al di là della sua connotazione negativa, pare garantire la presenza di affetti legittimi, primo fra tutti 1’ amore: chi ama davvero deve essere geloso. Ritroviamo il “dramma della gelosia” in letteratura, in musica, nel cinema, nelle arti figurative, addirittura nella giurisprudenza che sembra giustificarla e compatirla attribuendo un significato “onorevole” ai suoi delitti. Eppure spesso ci sfugge il sottile legame che la avvicina alla sua parente più prossima: 1’invidia. In termini psicologici non è facile distinguere l’invidia dalla gelosia. Al di fuori del rapporto tra innamorati la gelosia è quasi sempre invidia. Il dizionario recita così: 1’invidia è verso qualcosa o qualcuno che non abbiamo e vorremmo avere. La gelosia è verso qualcosa o qualcuno che crediamo di possedere e non vogliamo perdere. Tuttavia, chi è geloso viene capito e in qualche modo “giustificato”, mentre chi invidia è disprezzato e condannato tanto che, sin dal lontano Medioevo 1’invidia capeggia tra i sette Vizi Capitali mentre la gelosia non è menzionata tra i peccati neanche da Dante. Si deve a Melanie Klein (1957)1’ormai classica distinzione tra 1’invidia come sentimento che coinvolge due persone e la gelosia che ne riguarda almeno tre. Farber (1973), sottolinea invece il carattere statico dell’invidia verso quello più dinamico della gelosia. La gelosia è comunemente considerata un difetto del carattere, talvolta un atteggiamento. Per molti la gelosia sarebbe in qualsiasi caso priva di legittimazione poiché sorgerebbe quando trattiamo come oggetti di nostra proprietà le persone che amiamo. Il geloso quindi commetterebbe un duplice crimine; tratta le persone come oggetti e ne rivendica il possesso esclusivo. Rileviamo almeno tre caratteristiche tipiche della gelosia: il bisogno di possedere, il bisogno di controllare, la paura dell’abbandono. Le persone gelose sono vittime di emozioni indesiderate che portano alla rovina proprio i rapporti a cui tengono di più. La gelosia insorge quando una nostra particolare relazione con qualcuno viene minacciata o riteniamo che lo sia. I rapporti sessuali, amorosi e contrattuali che intratteniamo con i nostri partner sono faccende molto complicate. Quando un rapporto é esposto al pericolo della infedeltà o della rottura si hanno reazioni molto varie e complesse. Molti Autori, a questo proposito, parlano di sentimenti di possessività, amore egoistico, vanità, eccessiva tendenza al controllo del proprio partner. Molti considerano la gelosia come una frustrazione dovuta alla diminuzione di attenzioni da parte del partner, altri parlano di gelosia retrospettiva che si manifesta nei confronti di persone non più presenti. La gelosia atavica Una delle teorie più autorevoli sulla gelosia la considera alla stregua di un istinto atavico cioè un’emozione che avremmo ereditato dai nostri predecessori. Secondo Sokoloff la gelosia non solo è insita nella natura umana ma è 1’emozione più fondamentale e diffusa e pervade tutti i rapporti umani. L’origine di questa emozione andrebbe ricercata nel passato dell’umanità quando 1’uomo era primitivo e selvaggio. Eppure 1’intensità e la forza della gelosia non diminuiscono con 1’evolversi dell’umanità, con la cultura, il progresso, la ricchezza, 1’ industrializzazione. La gelosia, secondo Sokoloff è un istinto, molto vicino all’istinto di conservazione e di sopravvivenza. Questo autore parla di gelosia atavica e non semplicemente istintiva per indicare il fatto che essa non è soltanto una tendenza ereditaria, ma anche una forza irrazionale che può divenire distruttiva. Non dimentichiamo che per gelosia si muore e per gelosia si uccide. Tuttavia 1’idea che la gelosia sia una reazione istintiva non deve esimerci dal ricercarne una spiegazione razionale visto che la teoria degli istinti ha un fondamento funzionale. La gelosia infantile Se si esclude che la gelosia sia ereditaria allora si deve supporre che milioni di bambini in tutto il mondo hanno inventato di volta in volta la gelosia in maniera originaria. Già nel 1927 Foster riteneva che la gelosia tra fratelli sia essenzialmente un fenomeno indotto dai genitori. Dunn rileva che forme di antagonismo assoluto e permanente tra fratelli accadono di rado. Accanto all’ostilità, alla diffidenza, all’imitazione, ai dispetti tra fratelli, ci sono anche attaccamento, affetto, interesse. Inoltre non tutti i conflitti tra fratelli sono attribuibili alla gelosia. I bambini litigano per molte cose: sul possesso delle loro cose, dei loro oggetti, del loro territorio o dei propri spazi (“vattene dalla mia stanza”), sulla disciplina (i bambini si impartiscono ordini a vicenda). Forme accentuate di pura gelosia si presentano in quasi tutte le famiglie con 1’arrivo di un nuovo nato. In questo caso sarà probabilmente il primogenito a soffrire di gelosia. Ma come scartare 1’ipotesi che la stessa emozione la provi anche il neonato? Una ricerca dimostra che con 1’arrivo di un neonato i fratelli più grandi diventano più piagnucoloni ed esigenti esibendo non di rado comportamenti regressivi. Wisdom avanza 1’ipotesi che in questi comportamenti ci sia una componente legata al senso di colpa per i propri sentimenti aggressivi. Secondo la teoria classica i bambini sarebbero più gelosi dei neonati dello stesso sesso. Dunn sostiene esattamente il contrario e cioè che una madre tende a dare maggiore attenzione ad un neonato del sesso diverso dal figlio precedente. Secondo la teoria classica 1’allattamento al seno materno sarebbe una causa particolarmente potente per 1’insorgere della gelosia. Anche a questo proposito arriva una smentita: molte ricerche dimostrano che sarebbe 1’allattamento al biberon a provocare le peggiori conseguenze poiché il biberon renderebbe (forse per la sua preparazione) la mamma più impegnata e quindi meno attenta. L’arrivo di un neonato in famiglia implica necessariamente una diminuzione delle attenzioni. Se il bambino ne sia pienamente consapevole o si attenga ad un quadro di tipo genetico non ci è ancora chiaro. La gelosia infantile, come sostiene Dunn, è un fenomeno estremamente diffuso ma non costituisce una caratteristica costante e specifica dei bambini. Non conosciamo quindi il nesso né 1’intensità del legame (qualora ci fosse) tra la gelosia dei bambini e quella degli adulti. Non è escluso che si tratti degli stessi meccanismi. Spiegarci la gelosia infantile con i suoi moventi e le sue modalità di espressione ci è utile in questa sede per capire quanto la gelosia sia “naturale” considerando il fatto che si manifesta così precocemente. L’economia dell’accesso Questa teoria fa riferimento ad un modello economico applicandolo alla gelosia. Il modello è quello di uno stato di bisogno in una situazione caratterizzata da una limitata disponibilità di risorse idonee a soddisfarlo. La situazione economica in cui i soggetti devono competere per il possesso di una certa quantità di bene viene definita “modello somma = zero”. In altri termini la gelosia non viene vista come un processo a se stante ma come la previsione di una futura riduzione della disponibilità di beni emozionali. Tuttavia presumere che la gelosia per 1’arrivo di un neonato in famiglia sia frutto di una immediata valutazione, da parte del bimbo più grande, della perdita di alcuni beni, significherebbe attribuirgli una eccessiva consapevolezza. E’ più probabile che la gelosia del bimbo nasca in seguito all’atteggiamento dei genitori. Ci sono due casi che non rientrano nella teoria dell’economia dell’accesso: la gelosia gratuita e la gelosia retrospettiva. Nel primo caso la persona gelosa pur non avendo alcun interesse per il partner non sopporta intrusioni. Questo avviene comunemente nelle relazioni di lunga data in cui il desiderio sessuale e 1’affetto sono ormai spenti. La seconda eccezione è data dalla gelosia retrospettiva che riguarda il passato. In questo caso il geloso è tormentato non dalle proprie perdite presenti o future ma da avvenimenti che non sono più in grado di influenzare né la quantità né la durata dell’accesso al partner. Il geloso retrospettivo avrebbe la pretesa irrazionale di riscrivere la storia dell’altro per fare di se stesso l’unico oggetto d’amore in ogni momento. L’Esclusività Quello che le persone desiderano in una relazione affettiva è l’esclusività. Il concetto di “legame esclusivo” è molto importante sia nell’amore che nella gelosia. In questo caso non importa se 1’intruso provochi una effettiva riduzione del tempo, dell’affettività, dell’amore: ogni intrusione in sé rappresenta una effettiva limitazione del carattere di specificità del rapporto. Lo si vede nelle relazioni in cui un partner, spesso per senso di colpa, ricopre 1’altro di regali e attenzioni pur coltivando un legame con una terza persona. Anche nel caso in cui l’ammontare complessivo delle risorse affettive venga distribuito in maniera da accontentare tutti, la perdita dell’esclusività sarà ritenuta comunque di importanza capitale. Il possesso Il discorso sulla esclusività non ci porta molto lontano da quello sulla proprietà, la possessività, 1’attaccamento. Usiamo la proprietà per soddisfare i nostri bisogni: di cibo e abitazione nel caso degli oggetti, di servi e prostitute nel caso delle persone. La proprietà è anche alla base dell’orgoglio e della vanità: siamo orgogliosi di ciò che effettivamente ci appartiene, siamo vanitosi per il semplice fatto di possedere qualcosa. A rendere tanto precario il possesso di una persona è il fatto che la persona che possediamo ha un potere di controllo sull’amore che vogliamo a lei e che tanto più teniamo a quel possesso tanto più diveniamo vulnerabili. Sarebbe come se in un mondo di collezionisti ognuno potesse tenere per se un unico oggetto d’arte. La qualità del pezzo rappresenterebbe la misura del proprio lavoro di collezionista. Cosa succederebbe se 1’oggetto d’arte che uno si è assicurato rilevasse non solo capacità di distinguere ma anche di scegliere tra i vari collezionisti? Non è difficile comprendere perché le scelte all’inizio possano essere difficili e collezionisti e collezionati presentino la tendenza a sottoscrivere contratti per la sicurezza del commercio. Il diffuso disprezzo per la gelosia corrisponde al bisogno di svilire affetti e legami a livello di semplici vanità collegate all’esibizione esteriore del possesso. Si consideri la descrizione di una donna che vede il suo uomo a tavola con un’altra: “L’avrei uccisa. Se ne stava lì seduta nella mia cucina, con il mio uomo e mangiava nei miei piatti le mie uova”. Una delle esperienze più strazianti descritte dai gelosi è quella di dover improvvisamente constatare che i loro partner avevano ripetutamente violato 1’esclusività del loro mondo privato per fare colpo su un’altra persona. Non va dimenticato, infatti, quanto il possesso di un altro includa il possesso di una casa, di un luogo condiviso, di una intimità condivisa, di ricordi condivisi. Il bisogno di controllo Spesso, purtroppo, la gelosia degenera in emozioni ancor più negative come la rabbia, 1’ira. Per gelosia si uccide, non dimentichiamo il delitto d’onore o il delitto passionale. Secondo alcuni autori quando aumenta a dismisura 1’intensità di un “attacco” di gelosia si compiono azioni disdicevoli poiché si perde il controllo. Non il controllo di sé, il controllo dell’altro, della relazione, della situazione. Caratteristica di base del soggetto geloso è infatti il bisogno di controllare. Esistono due aspetti del controllo. Il primo riguarda le persone che, anche in condizioni di stabilità e al di fuori di una situazione di pericolo incombente hanno bisogno di conservare la supremazia e un rigoroso controllo sulla loro relazione. Tali soggetti tendono a reagire vivacemente nei confronti di ogni intrusione che ne minacci il controllo. L’altro aspetto del controllo riguarda la reazione nei confronti di una minaccia attuale. Alle volte è proprio il partner minacciato ad assumere per primo 1’iniziativa (pur di controllare la situazione) e spingere 1’altro al tradimento (“tanto prima o poi mi tradirà”). La gelosia e Freud Per Freud i casi di gelosia si rivelano disposti su tre livelli diversi: 1) Gelosia competitiva o normale; 2) Gelosia proiettata; 3) Gelosia delirante La gelosia normale è essenzialmente composta da dolore, afflizione, provocati dalla convinzione di aver perduto 1’oggetto d’amore, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale, da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire al proprio Io la responsabilità della perdita amorosa e dalla ferita narcisistica, ammesso che questa possa essere distinta dal resto. La gelosia proiettata deriva, sia nell’uomo che nella donna, dall’infedeltà che essi stessi hanno attuato nella vita o da spinte verso l’infedeltà che sono state rimosse. La fedeltà, nei rapporti di coppia può essere mantenuta solo a patto di resistere a continue tentazioni. Colui che avverte in sé 1’esistenza di queste tentazioni attuerà un meccanismo incoscio per alleviare il proprio disagio: proietterà sull’altro le proprie tendenze all’infedeltà. La gelosia delirante è determinata da tendenze all’infedeltà che sono state rimosse ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto. La gelosia delirante corrisponde ad una forma di omosessualità che da latente comincia a cercare la sua strada. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa può essere descritta mediante la formula: “Non sono io che lo amo è Lei che lo ama”. La gelosia patologica Caratteristica essenziale della gelosia patologica (definita anche come La sindrome di Otello) è il dubbio delirante che il partner sia infedele. Ciò viene creduto senza fondamento e a dispetto di qualsiasi argomentazione. Un comportamento tipico è caratterizzato dalla ricerca ossessiva di indizi che svelino infedeltà con insistenti domande e supposizioni rivolte al partner che possono portare a liti violente. La frequenza di questa patologia è sconosciuta ma non è rara nella pratica psichiatrica ed è una delle cause di omicidi e violenze. La gelosia patologica è spesso associata ad altri disturbi di tipo psichico come la schizofrenia, la depressione, 1’alcolismo e i disturbi della personalità.
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