Psicologia

ANORESSIA

(Marinella Cozzolino)

In Italia al giorno d’oggi il 50% delle donne ed il 36% degli uomini dichiara di essere in sovrappeso.

Solo il 30% delle donne ed il 22% degli uomini risulta in effettivo sovrappeso.

E’ evidente il divario tra il “pensarsi grassi” e “l’essere grassi”.

Se pur non essendolo ci si pensa o ci si vede grassi, si parla di “immagine corporea distorta”.

L’immagine di sé è legata all’autostima, alla fiducia in sé e nelle proprie capacità.

Stimarsi poco ed amarsi poco spesso coincidono con il vedersi grassi.

Spesso i chili sono troppi solo per il soggetto e quasi mai rappresentano il vero problema.

Nella maggior parte dei casi l’autostima, la coscienza del proprio valore, l’amore per se stessi hanno un andamento inversamente proporzionale all’ago della bilancia.

CHE COS’E’ L’ANORESSIA?

L’anoressia è un disturbo psichico che comporta una grave perdita di peso autoindotta, inedia, amenorrea, e una relativa psicopatologia caratterizzata da una eccessiva paura di ingrassare.

Un forte desiderio di essere magri porta ad evitare il cibo, ad autoindursi il vomito, ad abusare di lassativi e/o diuretici.

L’anoressia è un problema riguardante in prevalenza adolescenti (15- 25 anni) di sesso femminile (95%).

In un caso di anoressia si riscontra:

  • un conflitto con il corpo rifiutato e maltrattato;

  • un rifiuto della sessualità e delle trasformazioni corporee che seguono la pubertà;

  • evitamento di cibi ritenuti ingrassanti;

  • vomito autoprovocato, eccessivo esercizio fisico ed uso di purganti;

  • disturbo  ormonale che determina amenorrea;

  • assenza di altre malattie che giustifichino la perdita dell’appetito e del peso;

  • assenza di altri disturbi psichiatrici quali: disturbi affettivi primari, schizofrenia, nevrosi ossessivo- compulsiva, fobie.

Per ciò che riguarda i fattori predisponenti è stato osservato che in qualche soggetto l’esordio della malattia è associato con una situazione di vita stressante.

Molti di questi soggetti sono descritti come ex “bambini modello” e circa un terzo di essi sono leggermente in sovrappeso prima dell’esordio della malattia. Alcuni soggetti con questo disturbo non riescono ad esercitare un controllo continuativo sulle loro volontarie restrizioni dell’assunzione di cibo e presentano episodi bulimici spesso seguiti da vomito.

La maggioranza dei soggetti con questo disturbo nega fortemente o minimizza la gravità della malattia e non è interessata o si oppone alla terapia.

Comportamenti ossessivi e compulsivi, come lavarsi spesso le mani, possono essere presenti nel corso della malattia. Molti degli adolescenti hanno un ritardato sviluppo psicosessuale e gli adulti hanno uno scarso interesse sessuale.

Originariamente si pensava che l’anoressia fosse causata da conflitti relativi alla sessualità ed alla paura di ingravidazione orale.

Oggi si tende a sottolineare maggiormente la presenza in questi soggetti di disturbi legati al concetto di sé e al modo di percepire i propri vissuti emotivi.

La profonda insoddisfazione sentita nei confronti di se stessi viene trasferita sul corpo che diviene estraneo e spiacevole.

L’anoressia va distinta quindi da dimagramenti dovuti ad impedimenti organici e/o funzionali. E’ scorretto parlare di perdita o mancanza di appetito in quanto si assiste ad un rifiuto volontario del cibo per paura di un aumento di peso.

In questi pazienti patologica non è l’assenza di appetito, ma il rifiuto dell’ingestione e della ritenzione del cibo, la spinta verso l’emaciazione, l’indifferenza per il proprio decadimento fisico e l’iperattività neuromuscolare.

E’ interessante a tale proposito sottolineare come nella genesi di questa patologia, abbiano un ruolo favorente alcuni componenti culturali che interessano tutta la società.

L’anoressia, si sviluppa esclusivamente nella società occidentale industrializzata in cui è culturalmente diffusa un’ossessione per la magrezza e per l’aspetto esteriore.

Note epidemiologiche

Oggigiorno in Italia si calcola che ci siano ogni anno 55.000 nuovi casi di anoressia con un esito di mortalità che va dal 10 al 15%.

Questa patologia colpisce più le donne che gli uomini e la frequenza maschile oscilla fra il 5 ed il 10%.

Il fatto che queste cifre siano così esigue può essere legato alla minor enfasi posta sulla magrezza maschile dai media. Gli uomini, infatti,nella nostra cultura tendono a sviluppare una struttura fisica più imponente che non le donne.

Gli anoressici maschi costituiscono sicuramente un gruppo trascurato ed a volte si sentono stigmatizzati per soffrire di un disturbo “femminile” che porta loro a provare vergogna nel cercare aiuto.

La differenza fra maschi e femmine sarebbe legata al fatto che, nell’anoressia maschile, l’età di insorgenza si manifesterebbe nella pubertà e che lo sviluppo sessuale di  questi  soggetti  non  avverrebbe  prima  della guarigione.

Alcuni studi hanno rivelato che nel 50% dei pazienti considerati, vi era presenza di omosessualità.

Secondo molti autori i maschi anoressici presentano una sintomatologia più grave rispetto alle femmine: maggior paura del peso e del cibo, maggiore ansia nei confronti della sessualità, più gravi disturbi nello sviluppo psicosessuale, maggior iperattività e maggiore gravità della sintomatologia ossessiva.

L’aumento dei casi di anoressia mentale è da attribuirsi a fattori socio- psicologici come l’accento esagerato che la “moda” pone sull’essere “snelli”.

La letteratura, sottolinea che agli adolescenti, nella cultura contemporanea, è data una maggiore libertà di fare uso delle proprie doti ed attitudini.

Questa  stessa   libertà   può   essere   vissuta dall’adolescente come una sorta di sollecitazione a dover fare qualcosa di eccelso.

Questi ragazzi spesso riferiscono di avere paura nell’operare la giusta scelta tra le tante possibilità che sono loro date.

Anche la maggiore libertà sessuale può contribuire alla crescente frequenza dell’anoressia.

Gli autori concordano nell’interpretare l’anoressia come un disturbo dello sviluppo adolescenziale dovuto all’incapacità di far fronte alle richieste evolutive di quel periodo; definire le capacità personali e formarsi un’identità.

L’eccessiva preoccupazione per il proprio corpo e per le sue dimensioni ed il rigido controllo del cibo sono i sintomi di ragazze che si percepiscono incapaci di condurre una propria vita indipendente, sempre alla ricerca di un’autonomia ed identità rifiutando quella che è stata loro proposta dai genitori e dal mondo esterno.

Vi è maggior frequenza di questa patologia tra le ballerine, le modelle ed in famiglie con tendenza all’invischiamento, alla rigidità, all’iperprotezione.

La personalità anoressica.

Alla prima visita con il medico le anoressiche si mostrano  fredde,  scostanti,  rigide,  controllate. Affermano di stare bene, non realizzano il loro stato di malattia, sono indifferenti alle proprie condizioni fisiche. Mirano ad un unico scopo: esasperare il medico. I familiari  denunciano  mutamento del carattere, coincidente con l’inizio della malattia: da bambine miti, diligenti, piacevoli, sono diventate chiuse, scontrose, solitarie.

Mancano legami erotici adatti all’età, e raramente hanno avuto concrete esperienze amorose o sessuali. Nel luogo di lavoro e nella scuola vivono isolate, incapaci di suscitare sentimenti amichevoli.

Sempre sono iperattive nello studio o nel lavoro.

La loro iperattività contrasta con l’espressione triste e l’atteggiamento rigido.

Siedono erette, non si abbandonano alla spalliera del sedile,difficilmente tolgono il cappotto o posano la borsa, raramente gesticolano, cambiano  postura o espressione. Hanno però un livello di autostima molto alto. Manifestano il proprio potere attraverso la capacità di controllare i bisogni del corpo, la fame, il freddo, la fatica. L’impulso irrefrenabile a muoversi, a fare ginnastica di nascosto, con esercizi spesso complicati, è generale, specie negli stadi iniziali. Alcune sembrano raggiungere un vero e proprio fachirismo, con resistenza incredibile ad ogni sensazione sgradevole: al freddo (scarsamente coperte d’inverno, hanno la fissazione del cappotto aperto, aboliscono maglie e indumenti intimi), alla fatica (stanno sempre in piedi, dormono poco, etc.).

Provano per se stesse sentimenti di debolezza ma si sentono obbligate a rispondere a ciò che loro percepiscono  come  un’incessante  richiesta  di perfezione. Non parlano mai di cibo ed amano circondare la cosa di segretezza e di mistero.

E’ comune a tutte il non mangiare volentieri insieme agli altri. Evitano la tavola di  famiglia:  preferiscono mangiare sole, in piedi, in cucina o nella loro stanza, senza apparecchiare,  in atteggiamento casuale e provvisorio. Spesso le disgusta la vista della mensa imbandita con molte portate.

Tuttavia l’impossibilità di procurarsi cibo, o il dover vivere in un luogo ove il cibo sia scarso o controllato, le angoscia. Anche se non mangiano.

I RAPPORTI CON LA FAMIGLIA

Nei rapporti con la famiglia,specie con la madre, appaiono irritabili. Sono legate alla figura materna da sentimenti di amore ed odio.

La madre spesso è una donna molto bella, attenta al suo aspetto ed alla linea. Oppure è una donna da sempre in sovrappeso e quindi in continuo contrasto con l’ago della bilancia.

Queste madri parlano spesso in famiglia di peso, di calorie, di diete miracolose anche molto rigide. Alcune pazienti riferiscono “che il loro non crescere” serve a non fare invecchiare la madre.

Sono spesso pedanti e ipercritiche nei riguardi di fratelli e sorelle.

Quasi regolarmente l’intera famiglia è perturbata e coinvolta nella situazione patologica.

Tutto l’andamento della casa è centrato sull’ammalata in un’atmosfera di tensione e di esasperazione. Proprio per questo, spesso i genitori sono contrari ad una chiarificazione della situazione emotiva.

Ogni critica che vada a fondo è rifiutata dai familiari che non amano si parli di “conflitti”.

V’è una insistenza eccessiva sull’assoluta “normalità” dell’ambiente domestico, che sarebbe  perturbato soltanto dal comportamento dell’ammalata.

I genitori delle pazienti anoressiche

Non raramente, l’atteggiamento della madre o dei genitori nei riguardi della figlia si rivela più patologico nella fase di miglioramento clinico.

Quasi tutte le famiglie di giovani anoressiche appaiono afflitte da intensi conflitti nevrotici.

Non  accade mai, nell’incontro con i familiari, di imbattersi in un valido rapporto affettivo fra i genitori anche  se  l’aspetto esterno, ad  un  osservatore superficiale, può apparire ideale.

Si tratta di genitori dediti al lavoro e alla casa, ligi al dovere, alle norme sociali, preoccupati delle apparenze esterne, spesso puritani e bigotti. La figura dominante in famiglia è la madre: il padre è spesso emotivamente assente, sopraffatto, segretamente o apertamente svalutato dalla moglie.

Ma anche là ove il padre sembra aver il dominio, la madre la vince sui figli con il suo atteggiamento da vittima.  Le  madri  delle  anoressiche  sembrano fotocopiate,  sono  esse  stesse  un  prodotto caratteristico. Hanno accettato  molti comportamenti tradizionali: l’ammirazione per l’uomo, la sottomissione (spesso legata a necessità economiche), la dedizione alla casa,ai figli. Non tollererebbero mai di esser socialmente disapprovate per atti aperti di ribellione e di abbandono. Ma “dentro” non hanno accettato il ruolo di moglie,e tanto meno quello di amante passiva. Provano disgusto per la carne, il sesso, gli escrementi, le avidità corporee.

L’atteggiamento di queste donne è assai diverso verso il figlio maschio. Il maschio è più facilmente sottratto all’invadenza della madre per la diversità delle esperienze e delle aspettative. La femmina diviene assai più facilmente succube della madre, bambina modello di una madre invadente, intollerante e ipercritica, che le impedisce la integrazione dei campi e la maturazione delle esperienze percettivo- emotive.

Le madri delle anoressiche hanno fatto molto per le loro figlie, ma senza trarne alcun piacere.

Sono nutrici scrupolose e  attente ma emotivamente sterili.

Introduzione alla psicoterapia dell’anoressia mentale

Il metodo di elezione per l’anoressia è il trattamento psicoterapeutico.  L’intervento riabilitativo consiste principalmente in una ristrutturazione del sé del soggetto. Bisogna ristrutturare l’idea che queste persone hanno di se stesse e della realtà che le circonda. Nel ristrutturare un’idea  non si mette in discussione l’idea stessa, ma si propongono diversi percorsi logici per arrivare a tale idea. L’intervento mira a spostare il punto di osservazione del paziente da una posizione rigida verso un’altra più funzionale.

Si lavora sulle soluzioni messe in atto dal soggetto (il digiuno, i lassativi, il vomito) poiché sono proprio queste “soluzioni”a mantenere il problema.

Il focus del lavoro è la relazione che ognuno vive, con se stesso con gli altri, con il mondo. Si lavora soprattutto sulle relazioni intrafamiliari, in particolare su quelle con  il genitore del sesso opposto. Molti di questi soggetti vivono come inesistente la figura paterna. Primo passo diviene quindi il ricreare un rapporto con il padre per sviluppare intorno al soggetto relazioni basate sul contatto e la fiducia. La stessa relazione con il terapeuta va impostata su queste basi.

Ciò vuol dire parlare lo stesso linguaggio del soggetto anoressico, osservare ed imparare a conoscere il suo mondo.

top