Marinella Cozzolino

Non è troppo presto, il sesso spiegato ai bambini

 

È troppo presto.

È quello che pensa la maggior parte dei genitori quando si tratta di rispondere alle domande, anche ingenue, poste dai bambini su temi che, anche alla larga, riportano alla parola sesso.

Strano per una generazione di diplomati e laureati, di uomini e donne emancipati, liberi da sovrastrutture peccaminose e preconcetti. Strano non sentirsi in grado, non riuscire a trovare le parole, non sapere come trattare l’argomento. Strano, ma non più di tanto, se si pensa che la generazione acculturata di cui sopra vive da anni anteponendo l’ansia all’azione. Abbiamo paura di fare e non facciamo. Dovessi descrivere l’era storica che attraversiamo, direi, senza ombra di dubbio, che è l’era dell’ansia. Con i bambini poi l’ansia dell’adulto raggiunge il culmine.

Molti hanno paura. Non riescono, non spiegano, non parlano perché hanno paura. È così che, per paura, il problema viene evitato, rimandato, delegato ad un domani migliore con tre semplici parole: è troppo presto. Perché i figli sono sempre piccoli. Perché per molti parlare, insegnare, educare a volte significa mettere in testa ai bambini pensieri che non hanno.

In realtà non è mai troppo presto se i bambini chiedono. Non è troppo presto se la realtà che li circonda impone che abbiano determinate consapevolezze. Se la società in cui vivono impone loro, già in tenera età, la necessità di avere informazioni di base utili fin da subito a saper discernere il bene dal male, quello che si fa e quello che non si fa. Ma gli adulti evitano di parlarne   convinti che non parlare di certi argomenti li difenda dagli argomenti stessi.

Ma la paura non basta. Non basta aver paura che mio figlio cada per evitargli quelle tre o quattrocento cadute tipiche dell’infanzia. E non è neanche lontanamente immaginabile vietargli di correre o camminare per evitare che cada. C’è un unico modo per risolvere il problema: evitare di evitare. Ed insegnare ai bambini a cadere.

Basta spiegare che le cadute fanno parte della corsa o della camminata. Basta dire che nella vita, e in tutti i sensi, qualche volta si inciampa. Basta dire che siamo caduti anche noi, e ne abbiamo riso. Quanto abbiamo riso dello nostre cadute?

Del sesso però non riusciamo a ridere e per questo non sappiamo parlarne, lo temiamo, ci fa paura.

Parlare di sesso non significa parlare di rapporti sessuali e penetrazione a bambini di tre o quattro anni. Parlare di sesso significa aiutarli a comprendere le differenze e le complementarietà tra maschi e femmine, significa aiutarli a costruire la propria identità sessuale ed il proprio ruolo sessuale in quanto bambini e bambine. Parlare di sesso significa insegnare loro il pudore e non la vergogna, il rispetto delle diversità e non la paura. Parlare di sesso significa aiutarli a non considerare il sesso un tabù ma, come è giusto che sia, un‘ espressione naturale di amore e piacere. Sembra semplice, eppure non lo è.

Non è semplice perché la parola sesso mette in discussione noi per primi. Non è semplice perché, evidentemente, su quel versante non siamo in pace con noi stessi.

Alcuni genitori sono troppo poco sessualizzati e altri fin troppo sessualizzati, entrambi i casi rappresentano modelli inadeguati.

In molte coppie la sacralità della famiglia si basa solo ed esclusivamente sull’assenza di desiderio e quindi di sessualità. I genitori non sessualizzati sono quelli, per intenderci, che hanno appeso al chiodo la genitalità, quelli che a volte non capisci se sono uomini o donne, maschi o femmine. Quelli che iniziano a trascurarsi dopo la luna di miele, perché tanto si sono accasati e terminano il capolavoro quando restano incinti. Perché si, loro si amano così tanto che restano incinti in due. Sono quelli che mamma non si trucca perché è acqua e sapone e senza grilli per la testa e papà c’ha la panza perché è un uomo di sostanza.

Sono quelli che lo vedi da lontano che non fanno sesso da sempre perché se sei sveglio gli si legge in faccia. Non sono bigotti, non sono necessariamente ipereligiosi per cui si fa l’amore solo per procreare, sono apatici e disinteressati. Sono quelli per cui la coppia è una tappa e la famiglia è la tappa che viene dopo. Sono quelli lamentosi, quelli per cui in Italia non funziona nulla, quelli che fa sempre troppo freddo o troppo caldo e non c’è più la mezza stagione, quelli per cui la vita è sacrificio e siamo nati per soffrire. Quelli per cui mainagioia non è una battuta ma un modus vivendi. Ecco ve li immaginate genitori così che parlano di sesso con il figlio settenne? Ammesso che ricordino ancora cos’è il sesso…dopo sette anni e nove mesi dall’ultima volta.

Di contro ci sono gli eterni adolescenti, quelli che non demordono neanche a cinquant’anni suonati. Non c’è distinzione sono uomini e donne in ugual misura, sono mamme e papà anche quando non sembrerebbe il caso. Sono quelli che ancora si ubriacano, che si fanno più canne di quando avevano vent’anni, che non è venerdì se non si fanno due salti in discoteca, che si separano perché si sono innamorati della segretaria e poi, si riseparano, perché la segretaria vuole un figlio e loro hanno già dato. Sono quelli che parlano delle loro pene d’amore a figli neanche svezzati. Sono quelli che si improfumano, si truccano (le mamme, almeno su questo, solo le mamme) provano abiti, abitini, minigonne e tacchi 15 e chiedono consigli a bambini sconcertati perché loro hanno bisogno della certezza di fare colpo sul nuovo fidanzato.

Sono quelli che non dormono la notte perché lui/lei non chiama, non ha mandato un messaggino e sono in ansia perché dopo ventiquattro ore lui/lei, forse, già ha un’altra.

Sono genitori per cui il sesso non è un problema e non vedono quale sia la difficoltà del figlio tredicenne, impacciato e brufoloso di infrattarsi con la prima compagna che capita. Sono padri e madri per cui vali se conquisti, se cucchi, se ti cercano e ti guardano. Vali se a scuola sei popolare, se sei il più figo di tutti. Vali se già a dodici anni trasudi sesso da tutti i pori. Se eiaculi nelle lenzuola di mammà tutte le sere e le dimostri che già ti masturbi. Sono quelli che con la loro sola presenza ed i loro discorsi stimolano sessualmente i figli più di un film di Rocco Siffredi sparato in prima serata, ma inibiscono, al tempo stesso molto, molto di più del Rocco nazionale. Sono quelli che: non sei mio figlio se a 14 anni non ne hai castigate almeno 12, o che senza imbarazzi né filtri raccontano di continuo le proprie avventure sessual-chic adolescenziali con lo stesso fervore con cui mio nonno mi raccontava della guerra. Quanto è cambiato il modo di insegnare la virilità a figli e nipoti. La guerra, le sofferenze, la fame, la prigionia, rendevano sicuramente meglio l’idea di maschio e virilità e facevano meno danni.

Qualche giorno fa un’amica avvocato mi raccontava che la maggior parte delle coppie scoppia a causa di Whatsapp e dei suoi messaggini. Vabbè a parte il fatto che la colpa non è di Whatsapp ma delle corna di chi lo usa, l’amica in questione mi raccontava a proposito, che nella maggior parte dei casi la bomba scoppia perché a trovare i messaggi sono i bambini. Ovviamente per messaggi non si intende la lista della spesa ma le coccole che papà fa a Tizia o a Caia e le foto sexy che mamma invia a Sempronio.

Ci ho provato, giuro che ci ho provato, ma io mia madre che si increma e indossa intimo attizzante per girare una foto a qualcuno che le piace e che magari ha 15 anni meno di lei non me la immagino, mi sforzo, ma proprio non ci riesco. Anzi vi dirò di più dovessi trovarmi a scegliere tra la mamma provocante a tutti i costi e la vegana…preferisco la vegana. Perché io, a quarantasei anni suonati la mamma che si fa i selfie mezza nuda nel bagno con le piastrelle a pois di sottofondo non la vorrei.

Non avevo detto che i genitori non parlano di sesso ai figli? Sto dimostrando il contrario…questi genitori appena citati ne parlano troppo. Ne parlano male. Parlano di sesso passando solo attraverso comportamenti sessualizzati e seduzione. I bimbi così non sanno di cosa parlano. Sentono ma non comprendono. Provano emozioni, sensazioni fisiche ma non sanno come contestualizzarle. In campo sessuale secondo molti la teoria non serve. Forse hanno ragione, nessuno di noi ha imparato a fare sesso o a fare l’amore con uno schema o un disegno, la teoria non serve ma la pratica va spiegata. Quando ci accingiamo a fare una torta non è necessario conoscere tutto il processo di pastorizzazione del latte per la riuscita della torta, ma quali e quanti ingredienti siano necessari dobbiamo saperlo. Ci conviene, oltretutto. Ci conviene che i nostri figli sappiano quali sono le malattie a sfondo sessuale, come si trasmettono, fino a che punto possono spingersi senza necessità di usare precauzioni, quando invece sono necessarie. È fondamentale che sappiano che il sesso non prevede alcuna forma di violenza e neppure di sottomissione. È fondamentale che sappiano che l’omosessualità non è una malattia e neanche una scelta, ma un’inclinazione dell’essere umano come l’amore per l’arte o per il giardinaggio. Che sappiano che non si dice frocio perché è offensivo e che le persone che amano persone del loro stesso sesso si chiamano omosessuali. E’ importante che si conosca il giusto nome per ogni cosa ma non è buona cosa indicare le persone per le loro scelte sessuali. Sappiamo come si chiamano le cose ma sui fatti che le riguardano siamo ignoranti. Voglio dire: che ci interessa con chi dorme il signor X o la signora Y? Perché per indicare qualcuno dovrei dire: Marco, il gay? Può bastare Marco, quello biondo, quello alto, quello che fa il ragioniere…La sessualità di Marco non può essere considerata un elemento rilevante della sua personalità.  Io, non vedo bene da lontano. Porto occhiali da vista da quando avevo otto anni: miopia. Nessuno direbbe mai per indicarmi: Marinella, la miope. Tutt’al più quella che porta gli occhiali. Possiamo insegnarlo ai bambini. Con naturalezza

Insomma, non riusciamo a parlare di sesso con i nostri figli perché aprire il capitolo sesso è un problema per noi. Non ne parliamo perché non sapremo cosa dire, cosa insegnare. Non ne parliamo, soprattutto noi mamme perché, molto, troppo spesso, pensiamo a nostra volta di aver sbagliato tutto, di non averci capito niente sessualmente parlando. A tale proposito, tra le mie coetanee la frase riguardante il sesso che ricorre più spesso è: se rinasco col cavolo che mi comporto bene, se rinasco la do a tutti. Ecco perché non sappiamo cosa dire, cosa insegnare, perché poi all’atto pratico dire a tua figlia dodicenne: “mi raccomando a mamma dalla a tutti”, non ti viene. Lo pensi, ma non ti viene. Eppure alcune lo fanno, senza ritegno e senza problemi. Sono come quelle mamme che insistono perché la creatura scoordinata come un polipo studi, suo malgrado, danza classica. Sono quelle, le stesse, che usano i figli come proiezioni di se stesse. Loro, i bambini, devono arrivare dove i genitori non sono riusciti: devono essere ballerine, calciatori, musicisti, cantanti. Non sono figli comuni, sono figli del riscatto. Anche se per riscattarsi devono praticare più letti contemporaneamente.

 

 


 

 

 

LE  5  REGOLE DELL’AMORE

1) Liberi insieme è il primo segreto dell’amore. Il riconoscimento dell’individualità e della personalità dell’altro sono l’espressione più alta dell’amore.

2) La gelosia è una pratica pericolosa: alimenta il desiderio di trasgredire. Troppo spesso , infatti, confondiamo le nostre paure con i nostri desideri più intimi e profondi.

3)L’amore non ha bisogno di tempo. Il tempo per conoscersi, il tempo per capire, il tempo per legarsi. L’amore quello vero nasce in un attimo e spesso dura un brivido.

4) Il più grande nemico dell’amore è il pensiero di averlo conquistato. L’amore non è mai per sempre. E non è mai troppo.

5) L’amore non è un sentimento è un’ azione. L’amore , quello vero, è fatto di scambi, gesti e azioni fatte per il beneficio dell’altro. Chi ama solo a parole non ama mai veramente.

 

 5 INDIZI PER RICONOSCERE LA PERSONA GIUSTA..

 

E’ la persona giusta per te se…

1)     da quando frequenti questa persone sono aumentati il tuo entusiasmo e la tua energia vitale;

2)      il lavoro che spesso ti annoiava ti risulta leggero e semplice da svolgere;

3)     Ti prendi più spesso , e con maggior piacere cura, di te;

4)     La maggior parte dei tuoi amici ti trova più dolce, più tollerante, più simpatico,

5)     Il solo pensiero della persona amata ti riempie di gioia ed energia.

 

Null’altro. E’ semplicemente così l’amore. Rende tutto più semplice e migliore.

 

 5 CONSIGLI PER FARE BENE L’AMORE

 

Per far bene l’amore non ci sono ricette specifiche ma una serie di ingredienti consigliati che se miscelati con cura possono dar vita ad esperienze soddisfacenti.

1)     Una vita sessuale soddisfacente è una delle condizioni principali per una vita emotiva e psichica equilibrata e serena;

2)     Il rapporto sessuale deve essere appagante per portare benefici. Un rapporto sessuale è appagante solo se nasce da un desiderio e dal bisogno di realizzarlo.

3)     Il partner deve rispondere ai tuoi desideri, deve essere desiderabile. Deve essere esattamente ciò che desideri.

4)     Per fare del buon sesso ci vuole una buona chimica, un’attrazione fisica fortissima che ti calamiti costantemente verso il/la partner.

5)     Per fare bene l’amore bisogna piacersi, accettare il proprio corpo e non avere tabù.

Una buona dose di piacere nella sessualità è data dalla componente narcisistica, dal piacere di mostrarsi, di essere ammirati, desiderati e guardati.

 

LE 5 FRASI “INFELICI” DA NON PRONUNCIARE MAI AL PARTNER

 

1)    dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te…

E’ tipica soprattutto dei genitori ma spesso si sente anche nei rapporti di coppia.

Le nonne a tal proposito dicevano: chi soffre per amore non sente alcun dolore. In amore il sacrificio è la scelta di occuparsi dell’altro. Non può che essere una gioia

2)    Tu non mi capisci.

Spesso non riusciamo a spiegarci bene ed ancor più spesso non siamo in grado di comunicare all’altro cosa veramente desideriamo

3)    Lo faccio per il tuo bene

Anche questa affermazione è tipica dei rapporti d’amore che riguardano genitori e figli ma è molto frequente anche in coppia. Ricordiamo che il bene dell’altro quasi mai coincide con il nostro.

4) Maledetto il giorno che ti ho incontrato

Chi pronuncia questa frase accusa l’altro di avergli rovinato la vita dimenticando  la scelta, consensuale, di vedersi, frequentarsi, amarsi.

5) Lo sapevo che di te non mi dovevo fidare. Tra le più grandi cattiverie che possiamo fare a qualcuno il primato spetta soprattutto alla tendenza, molto diffusa, a distruggere il passato, i ricordi, quello che di buono c’è stato anche quando un amore finisce. Chi pronuncia questa frase in realtà dice: io di te non mi sono mai fidato fino in fondo. Quel “lo sapevo” sposta chi accusa su un livello di superiorità e abbassa l’altro a livelli di allievo stupido.

Bookmark the permalink.